Sarà presentato venerdì 9 ottobre alle 18,30 presso lo Spazio incontro della Libreria Feltrinelli di Latina il libro di poesie della principessa Wallada Bint Al-Mustafki, la «Saffo andalusa» di mille anni fa. Poesie che per la prima volta sono state tradotte in italiano. Curata dall’ispanista Claudio Marrucci, la raccolta è stata pubblicata da FusibiliaLibri con il titolo «Cammino orgogliosa per la mia strada». Oltre al curatore-traduttorre, alla presentazione interverrà Antonio Veneziani, poeta e saggista. Le letture saranno a cura di Maria Concetta Borgese, mentre l’incontro sarà coordinato da Dona Amati, responsabile della casa editrice FusibiliaLibri. Infine, sarà presente Ugo Magnanti. Autrice scoperta da tempo in Spagna e pressoché sconosciuta in Italia, viene ora proposta ai lettori italiani nell’ambito del progetto di recupero e diffusione della letteratura delle donne nei secoli «Saffo e le altre» lanciato dalla stessa FusibiliaLibri, casa editrice particolarmente attenta alle tematiche di genere, che con grande orgoglio scommette sulla voce di questa poetessa femminista ante-litteram. Il libro, che comprende i lavori di Wallada e delle sue allieve, è arricchito dalle note storico-poetiche dello stesso curatore-traduttore, che si è spesso anche per il recupero delle pubblicazioni in spagnolo, e di Antonio Veneziani, fra i migliori nomi della poesia contemporanea. La principessa omeya Wallada (che significa «colei che dà la luce»), nacque a Cordova nel 994 d.C., nella Spagna islamica (al-Andalus). Figlia del Califfo Al-Mustafki, morì quasi centenaria nel 1091 e, come lei stessa affermò, non si sposò per non dover sottostare a un marito. Fine poetessa ma anche donna-simbolo della libertà femminile, fu una figura libertina e libertaria non proprio amata da storici e filologi, Anzi, come scrive Marrucci, «si è provato a distruggerla più volte nel corso dei secoli, additandola per la sua vita scandalosa». Ribelle impavida, donna fatale, portatrice di un eros copiosamente riversato nei suoi versi, attrice d’amore carnale, dove l’eròmenos è sia uomo sia donna, si sbarazzò del velo e fece scrivere in oro sulle maniche dei suoi abiti: «Sono stata creata da Dio per la sua gloria, ma cammino orgogliosa per la mia strada». Fu protettrice delle donne del suo tempo e con le ricchezze ereditate dal padre realizzò salotti letterari e scuole di poesia destinate alle donne di ogni status sociale: educò e sfamò persino le schiave. Di lei sottolineò uno scrittore coevo: «Ha talento pari, se non superiore, a molti poeti più famosi». «La poesia – ha scritto Veneziani – è una religione che non dà speranze, sarà anche per questo che quando, prima ho incrociato e poi incontrato, l’altera, ironica, languida, svagata, ribelle, Wallada Bint al-Mustakfi ho intuito che avrebbe potuto essere una compagna di viaggio in questa metropoli romana, che come Al Zahara è in via di totale disfacimento». L’evento è a cura di Fusibilia Associazione in collaborazione con il Circolo Filò.
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