Nel 1987 gli italiani hanno detto di no al nucleare con 3 differenti quesiti, entrambi passati con il voto del 65,10% degli aventi diritto, con la percentuale di voti favorevoli dal 71,90% (partecipazione dell’Enel al nucleare all’estero), al 79,70% (ristoro a favore dei comuni che ospitano centrali nucleari e a carbone), all’80,57% (decisione del Cipe sulla localizzazione delle centrali).
Quattro anni fa nuovamente gli italiani si esprimono contro il nucleare (così come contro la privatizzazione dell’acqua, la speculazione sulla bolletta dell’acqua e sul legittimo impedimento) con il 54,79% percentuale di votanti sugli aventi diritto e il 94,05% di votanti contro il nucleare.
In merito all’ubicazione del sito unico nazionale come deposito delle scorie nucleari già da martedì 16 saranno ufficializzati i siti probabili, tra i quali rientra ovviamente Borgo Sabotino.
Ma è uno dei temi dei quali governo e partiti di maggioranza non vogliono parlare per vari motivi.
In questi mesi perfino il ministro per l’ambiente (sic!) Galletti ha più volte espresso perplessità sulle modalità di scelta del sito nucleare.
Nuovamente il 13 giugno (ieri) il governo è tornato a chiedere trasparenza e dialogo.
Motivi per i quali preoccuparci considerata la debolezza della politica locale da decenni serva delle decisioni di Roma pur di strappare una nomina, una candidatura, un incarico.
La questione è tornata più volte anche sul trasporto pubblico (una decina di treni soppressi negli ultimi 10 anni anzichè aumentarli per abbandonare il devastante corridoio tirrenico) e sulla questione rifiuti dimostrando tutta l’inconsistenza della politica locale che spesso addirittura favorisce impianti e servitù sul territorio pontino.
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