Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU. La dichiarazione è stata recepita dagli stati membri dell’ONU nel 1948, con l’articolo 26 garantisce il diritto all’istruzione. L’art. 26 recita: «Ognuno ha diritto ad un’istruzione. L’istruzione dovrebbe essere gratuita, almeno a livelli elementari e fondamentali. L’istruzione elementare dovrebbe essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale, dovrebbero essere generalmente fruibili, così come pure un’istruzione superiore dovrebbe essere accessibile sulle basi del merito. » La Costituzione italiana anticipa la Dichiarazione universale dei diritti umani per quanto riguarda l’istruzione nell’articolo 33 e soprattutto nell’articolo 34, che parla di scuola aperta a tutti e di istruzione inferiore gratuita e obbligatoria da impartirsi per almeno otto anni; l’obbligo di frequenza e la gratuità non riguardano, al contrario, l’istruzione superiore e quella di livello universitario. Appare evidente la concezione dell’istruzione come un servizio pubblico necessario ad assicurare il pieno sviluppo della persona umana anche rispetto alla condizione di partenza sfavorevole di qualcuno. Quindi, l’impegno dell’autorità pubblica, come richiesto dall’art. 3, secondo comma della Costituzione, consiste nella rimozione di quegli ostacoli di ordine economico-sociale che caratterizzano il cammino di individui capaci e predisposti allo studio. La presenza di scuole pubbliche costituisce un vincolo costituzionale, infatti, il secondo comma dell’art. 33, afferma che è la Repubblica deve occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Ora vorremmo sapere perché questo diritto universale e Costituzionale viene negato ai cittadini di Bassiano, e perché gli Enti preposti che costituzionalmente hanno il compito di applicare le leggi dello Stato, Provincia di Latina e Regione Lazio, non solo non si fanno garanti del rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato, ma sembrano anche prestare il fianco ad interessi di altro tipo. La decisione di chiudere i plessi della scuola di Bassiano è arrivata con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 921 del 30/12/2014 ad oggetto: Piano Regionale di Dimensionamento delle Istituzioni Scolastiche. Anno scolastico 2015/2016, ultimo atto di un processo avviato da circa due anni dal Dirigente scolastico al quale si sono aggiunti elementi concomitanti, politici e privati, che hanno condotto a questo provvedimento scellerato.
La soppressione dei plessi di scuola primaria e secondaria di Bassiano risulta essere l’unico caso in tutta la Regione Lazio di soppressione di una sede scolastica, anche se sul territorio regionale esistono numerosi altri casi di pluriclasse e di classi sotto soglia in altri comuni del Lazio che non sono stati colpiti dal provvedimento di soppressione. Tale soppressione risulta essere, inoltre, una palese violazione delle leggi vigenti in materia di dimensionamento scolastico, in particolar modo dei comuni montani disagiati, di forte discriminazione e disparità di trattamento nell’applicazione della norma, stante il fatto che altri comuni con una popolazione scolastica inferiore a quella del comune di Bassiano hanno avuto il mantenimento dei plessi scolastici. Con tale soppressione, i bambini iscritti in scuole di altri comuni sarebbero sradicati dalla “propria” scuola e dal “proprio” territorio. I bambini, inoltre, si troverebbero catapultati in scuole certamente distanti dal proprio luogo di vita, con notevoli ripercussioni negative sul loro stato d’animo; per non parlare delle grandi difficoltà che incontrerebbero i genitori costretti a percorrere parecchi chilometri ogni giorno per accompagnare i propri figli presso scuole site in altri comuni. Ed ancora si invita a riflettere sui disagi, anche di natura fisica, che i bambini dovrebbero sopportare quotidianamente a causa dei vari chilometri di strada montana, piena di curve, da attraversare con i mezzi gommati al fine di raggiungere plessi scolastici distanti dal comune di Bassiano. Risulta del tutto inconcepibile e inaccettabile che bambini dell’età di sei anni debbano svegliarsi un’ora prima la mattina e tornare un’ora dopo a casa, mettersi su un pulman di linea interurbana, scendere alla fermata, percorrere da soli un tragitto fino alla scuola! E viceversa per tornare a casa! La legge vieta di lasciare i minori incustoditi alla fermata del mezzo di trasporto! L’Amministrazione Comunale da tempo ha intrapreso una lotta costante contro ogni tipo di sopruso e prevaricazione delle norme messo in atto per il fine diabolico e deleterio di chiudere le scuole di Bassiano. Numerose azioni, atti e deliberazioni di questi ultimi anni testimoniano l’impegno profuso dall’Amministrazione Comunale per la Scuola di Bassiano. Impegno che testimonia la considerazione che questo Comune ha per l’istruzione, l’educazione e la cultura quali valori fondanti della persona e del cittadino. L’Amministrazione ha sempre erogato servizi scolastici puntuali e di qualità per tutti gli alunni e per tutte le loro famiglie, oltre ad attività, progetti, iniziative di vario tipo. Siamo fermamente intenzionati a portare avanti la nostra lotta per il mantenimento della scuola di Bassiano, anche nelle sedi giudiziarie competenti e anche avverso responsabilità personali di tipo civile e penale di quanti hanno indotto la decisione o contribuito alla determinazione della chiusura delle scuole di Bassiano”.


