Si torna a parlare a Priverno di Dimensionamento scolastico. Se ne parla tra gli addetti ai lavori, nelle stanze che contano – a scuola come in Comune – sulla Rete e con comunicati alla stampa. In realtà, la situazione non viene vista e vissuta da chi deve prendere decisioni in maniera uniforme. Proviamo, allora, a capirci qualcosa. Lasciamo stare gli Istituti superiori. Che, in realtà, ormai, non esistono più. Nel senso che ne è rimasto uno solo: l’Isiss “Teodosio Rossi”, che comprende il Liceo scientifico, con due classi di Liceo linguistico, l’Istituto tecnico industriale, l’Istituto professionale di Stato per l’Agricoltura e l’Ambiente e l’Istituto d’Arte. Soffermiamoci sulla scuola dell’infanzia, la scuola primaria e quella secondaria di primo grado. Oggi esistono due poli: l’Istituto comprensivo “San Tommaso d’Aquino” e l’Istituto comprensivo “Don Andrea Santoro”. Del primo fanno parte: l’ex scuola media “San Tommaso d’Aquino” di via del Montanino, l’ex scuola media “Cervi” di via Giacomo Matteotti, la scuola dell’infanzia ed elementare di via Madonna del Calle e la scuola dell’infanzia e primaria del plesso di Ceriara. Al secondo “appartengono”: la scuola elementare di via Giacomo Matteotti, la scuola dell’infanzia di piazzale Metabo, la scuola elementare di San Lorenzo e il polo scolastico di Prossedi. Se non andiamo errati l’Istituto comprensivo “S. Tommaso d’Aquino” accoglie 866 alunni, mentre il “Don Andrea Santoro” ne accoglie 761. Ma la scuola non è solo questioni di numeri e di plessi. Come sembra la polemica in corso la voglia considerare. In ogni caso, Armando Di Girolamo, presidente del Consiglio d’Istituto del “San Tommaso d’Aquino” ritiene che il problema sia stato creato dall’altro Istituto comprensivo: il “Don Andrea Santoro”. “Il nostro Consiglio d’Istituto – ha scritto alla stampa e sulla Rete – ha espresso diniego a rivedere sul territorio la situazione delle scuole”. Non solo, ma – a suo dire – anche l’amministrazione comunale di Priverno si sarebbe espressa “in questo senso”. Invece, dall’altra parte – vale a dire l’Istituto comprensivo “Don Andrea Santoro” – secondo Di Girolamo, si vorrebbe stravolgere lo status quo, con abbinamenti diversi che porterebbero il “Don Andrea Santoro” a 922 alunni contro i 705 del “San Tommaso d’Aquino”. “Ma la scuola – conclude Di Girolamo – non è un semplice contenitore, ma è una comunità che condivide un percorso anche didattico che non può essere di anno in anno smembrato e ricostituito”. E già!
Mario Giorgi


