Sezze è momentaneamente senza vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici. A darne conferma è proprio Giovanni Zeppieri, che ammette di aver ricevuto dal messo comunale la lettera firmata dal sindaco Campoli nella quale il primo cittadino revocava le deleghe. “Un tradimento – spiega proprio Zeppieri – da parte di Campoli, che poco più di un anno fa mi chiese di dimettermi da consigliere e mi nominò assessore promettendomi che non sarei stato rimosso”. Motivo del contendere le assenze dalle riunioni di giunta, l’ultima delle quali ieri pomeriggio con all’ordine del giorno l’approvazione delle linee guida del Bilancio, cui Zeppieri, dopo aver avvertito il sindaco, aveva deciso di disertare: “Non posso che prendere atto delle decisioni del sindaco, la cui stima come persona – afferma Zeppieri – non muta. Mentre come politico mi devo ricredere. Io sono un cittadino eletto nelle fila del Partito Democratico, cui mi riconosco e mi riconoscerò in futuro. Un anno e mezzo fa, su richiesta del sindaco, avevo deciso di lasciare il mio posto in consiglio comunale, oggi mi ritrovo senza nulla. Prendo atto della scelta di Campoli, ma non la condivido”. Che i problemi stessero per far saltare il banco si era capito già da un po’. Nella precedente legislatura Zeppieri, all’epoca presidente del consiglio comunale, aveva già segnalato che qualcosa non andava all’interno della maggioranza e fu plateale e clamorosa la decisione di non partecipare alle operazioni di voto sulla rescissione del contratto con la Dondi. In questa legislatura, invece, i problemi sarebbero stati di altra natura, dalla SPL all’ospedale, passando per la gestione del cimitero e della manutenzione delle strade, tema sul quale l’ex assessore aveva lanciato un accorato appello per destinare qualche fondo dal Bilancio di previsione. Ma anche problemi di natura prettamente politica, con un ruolo nella vita amministrativa della città che man mano si sarebbe andando affievolendo, a favore, invece, di esponenti che con la sinistra hanno poco a che fare. Una gatta da pelare, insomma, per il primo cittadino, che mai prima d’ora era arrivato alla drastica decisione di ritirare una delega raccogliendo, invece, diverse dimissioni, da Di Raimo al Bilancio, passando per Marchionne ai Servizi Sociali e Cardarello.
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