Tutto secondo pronostico… o quasi. Difficile fare un bilancio del consiglio comunale di questa mattina a Sezze. Davvero difficile. Perché all’interno delle decisioni prese singolarmente dai consiglieri e come gruppi politici ci sono dinamiche che, legittime o meno, ognuno potrebbe valutare a modo suo. Resta il dato prettamente politico, che una parte del partito di maggioranza relativa in consiglio ha deciso di non votare il Bilancio, uno degli atti più importanti di un’amministrazione (se non il più importante). E non è una parte da sottovalutare, soprattutto se si considera che uno dei consiglieri (Bernasconi) era già nella precedente legislatura ed è stato confermato anche in questa, prendendosi addirittura la presidenza della commissione Bilancio. L’altro, Sergio Di Raimo, oltre ad essere stato assessore nella precedente legislatura (al Bilancio, poi solo alle Attività Produttive), attualmente ricopre la seconda carica istituzionale (presidente del consiglio comunale) e alle scorse elezioni ha decisamente collaborato, con i suoi 750 voti, all’elezione plebiscitaria di Campoli. Per non parlare, poi, dell’allontanamento di Zeppieri (vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici) che, di fatto, apre una voragine all’interno del Pd. Proprio parlando di Pd non si capisce a che titolo il capogruppo Giovanbattista Giorgi nei suoi interventi abbia sottolineato almeno 20 volte che il voto a favore era di tutto il partito. Quale partito? Quello che è esistito finora o quello che esisterà dal 9 dicembre in poi? Complicato anche il discorso sugli altri consiglieri che hanno preferito assentarsi e non partecipare alle operazioni di voto. Cui prodest? Chi beneficia di questa scelta? La Brandolini ha spiegato i suoi motivi, anche se poi qualcuno (più di uno a dire il vero) le ha fatto notare che proprio lei, con un esponente del suo partito (l’Italia dei Valori) in consiglio di amministrazione della SPL, non si sarebbe dovuta trovare in questa situazione. Di Palma, invece, si è limitato ad alzarsi e andarsene, forte di un concetto che aveva spiegato nei giorni scorsi e che si può sintetizzare così: “Ma se non vota il Bilancio il presidente del consiglio comunale, perché dovrei votarlo io?”. Anche Zarra, alla fine, ha preferito astenersi lasciando l’aula (ma la minoranza una volta non votava contro?). Reginaldi, poi, è riuscito a contraddirsi in due diversi interventi sulla stima che ha nei confronti del sindaco. Nel primo ha detto di stimarlo solo politicamente, nel secondo di stimarlo solo personalmente. Alla fine è rimasto in aula e si è pubblicamente astenuto. Infine Piccolo, che si è perso tre quarti di consiglio, poi è arrivato e ha votato contro il Bilancio. Azione voluta o casuale non è dato saperlo. Insomma nonostante si sia parlato di democrazia in tutti gli interventi, quella che sembra essere proprio mancata è la partecipazione. Perché se qualcuno si dimette o compie gesti politicamente eclatanti perché non c’è unità di intenti, se qualcun altro attacca i compagni di partito che stanno abbandonando la nave che affonda, se le tasse rimangono invariate quando un anno fa lo stesso assessore, nella stessa posizione, aveva promesso che le avrebbe fatte abbassare ma, ahilui, in quel momento proprio non poteva, allora c’è qualcosa che non va…
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Simone Di Giulio








