Esami di idoneità che sarebbero stati superati soltanto sulla carta, certificazioni scolastiche rilasciate dopo la revoca della parità e flussi finanziari per oltre 116mila euro. È quanto emerso da un’indagine della Guardia di Finanza di Varese che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti del rappresentante legale di un istituto professionale odontotecnico, indagato per il reato di falsità ideologica.
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L’attività investigativa, condotta dai finanzieri del Gruppo Varese e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Varese, ha riguardato presunte irregolarità nella prosecuzione dell’attività didattica e nel rilascio di attestazioni e certificazioni scolastiche, anche dopo la progressiva perdita e la successiva revoca definitiva dello status di scuola paritaria.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, nonostante la revoca della parità scolastica, l’istituto avrebbe continuato a svolgere attività didattica, raccogliendo iscrizioni e rette e rilasciando attestazioni e certificazioni relative a percorsi formativi non più assistiti dal necessario riconoscimento.
Al centro dell’inchiesta ci sono, in particolare, i registri degli esami di idoneità. Secondo l’ipotesi investigativa, il rappresentante legale avrebbe falsamente attestato il superamento delle prove da parte di quattro studenti. In un ulteriore caso avrebbe inoltre certificato il superamento degli esami necessari per l’ammissione alla classe quinta.
Per ricostruire quanto accaduto, i finanzieri hanno esaminato la documentazione acquisita presso l’istituto, i registri degli iscritti e degli esami, gli atti contabili e i movimenti finanziari. Gli accertamenti sono stati integrati con la raccolta di informazioni da persone che avrebbero frequentato la scuola e dai rispettivi familiari.
L’incrocio tra documenti scolastici, dati contabili e testimonianze avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire l’evoluzione dello status giuridico dell’istituto e di individuare flussi finanziari superiori a 116mila euro, riconducibili a iscrizioni, rette, esami e altre prestazioni. Parte di queste somme sarebbe collegata anche a percorsi scolastici non più autorizzati nell’ambito della parità scolastica.
L’indagine si inserisce nelle attività della Guardia di Finanza a tutela della regolarità dei percorsi formativi e dell’autenticità delle certificazioni scolastiche, con particolare attenzione alla documentazione avente rilevanza pubblica e alle risorse economiche versate dalle famiglie per l’istruzione dei propri figli.




