I consumatori non siano soltanto chiamati a sostenere i costi della transizione energetica, ma vengano coinvolti come protagonisti nelle scelte e nei processi decisionali. È la posizione espressa dall’UCI – Unione Consumatori Italiani ets in occasione del Tavolo Nazionale sugli Accumuli Energetici, riunito al Montecitorio Meeting Center di Roma.
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«In uno scenario nel quale la resilienza energetica dipende dalla transizione, chi ne paga i costi sulle proprie bollette non può essere considerato solo uno spettatore», afferma il segretario federale dell’UCI Massimiliano Albanese.
La roundtable ha riunito rappresentanti della politica e delle istituzioni regolatorie, produttori e distributori di energia e altri soggetti coinvolti nella transizione energetica. Al centro del confronto il permitting degli impianti di accumulo, ovvero il sistema di regole necessario per progettare, realizzare e collegare alla rete gli impianti di stoccaggio energetico.
L’incontro rientra nel programma del Tavolo Accumuli, promosso da Globe Italia con il patrocinio del MASE e del Kyoto Club, nato per analizzare gli scenari e formulare proposte sullo stoccaggio dell’energia, considerato un elemento centrale per l’utilizzo su vasta scala delle fonti rinnovabili.
Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, i parlamentari Antonio Trevisi, Tullio Patassini, Alberto Pandolfo e Gabriella Di Girolamo, dirigenti dei ministeri interessati e rappresentanti del GSE, insieme a operatori e aziende del settore energetico e industriale.
UCI ha posto l’attenzione in particolare sulla necessità di garantire una competizione efficace tra le diverse tecnologie di accumulo, favorendo anche le soluzioni innovative e valutandone l’impatto sui territori.
«Serve una regolamentazione che attui, attraverso la proporzionalità, il principio di neutralità tecnologica», sostiene Albanese, secondo il quale sarebbe opportuno non concentrare la regolamentazione esclusivamente sulle tecnologie elettrochimiche, ma creare condizioni favorevoli anche per altre soluzioni, tra cui quelle termomeccaniche.
«Non si tratta solo di una scelta a favore dei consumatori ma soprattutto di una lungimirante azione di politica industriale per il Paese: esistono molte tecnologie innovative brevettate che, se non troveranno in Italia terreno fertile per essere applicate ed implementate, cercheranno sbocchi in altri mercati e sarà una fuga di idee e know-how italiano all’estero», prosegue il segretario federale dell’UCI, chiedendo procedure capaci di favorire il passaggio più rapido dai progetti alla realizzazione degli impianti, in particolare nell’ambito dell’accumulo stand-alone.
L’associazione chiede inoltre una maggiore partecipazione dei cittadini e dei territori nelle scelte riguardanti la realizzazione degli impianti, puntando su informazione preventiva, trasparenza e condivisione dei possibili effetti ambientali e sociali.
«Non si può pensare di rendere accettabile la presenza di un impianto semplicemente con il successo di un ricorso al Tar. Serve consenso costruito dal basso, attraverso un’informazione preventiva, chiara e realistica, sull’impatto ambientale e sociale, sui benefici effettivi e sulla loro misurabilità, su eventuali vantaggi compensativi – conclude Albanese –. Le aziende dovrebbero fare investimenti mirati in tal senso, perché la fiducia è la prima e più importante infrastruttura, senza la quale non se ne può costruire nessun’altra».


