Un importante contributo della ricerca italiana apre nuove prospettive nella gestione dei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto con malattia coronarica multivasale. Lo studio internazionale randomizzato AIR-STEMI, al quale ha partecipato attivamente la Cardiologia dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine. Tra gli autori figura il professor Francesco Versaci, primario della Terapia Intensiva Cardiologica, Emodinamica e Cardiologia del presidio pontino.
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Lo studio ha coinvolto 1.823 pazienti con infarto STEMI e malattia coronarica multivasale, arruolati in 21 centri in Italia e Pakistan. Dopo l’angioplastica dell’arteria responsabile dell’infarto, i pazienti sono stati assegnati in modo casuale a due differenti strategie per stabilire quali ulteriori restringimenti coronarici trattare: una basata sulla coronarografia convenzionale e l’altra sulla coronarografia funzionale, metodica che permette di valutare attraverso le immagini angiografiche se una stenosi limita effettivamente il flusso sanguigno.
In questo percorso il Santa Maria Goretti è risultato il terzo centro dello studio per numero di pazienti arruolati, fornendo un contributo rilevante alla ricerca internazionale e integrando l’attività assistenziale nell’infarto acuto con quella della ricerca clinica multicentrica.
Con un follow-up mediano di 18 mesi, l’endpoint primario dello studio, composto da morte per qualsiasi causa, infarto miocardico, ictus o attacco ischemico transitorio e necessità di una nuova rivascolarizzazione per ischemia, si è verificato nel 9% dei pazienti sottoposti alla strategia guidata dalla fisiologia contro il 13,7% di quelli trattati sulla base della sola angiografia. Secondo i dati riportati, il risultato corrisponde a una riduzione relativa del rischio del 38%, con un numero necessario da trattare pari a 21 per evitare un evento dell’endpoint primario.
Anche l’endpoint principale di sicurezza, costituito da danno renale acuto associato al mezzo di contrasto o sanguinamento maggiore, è risultato meno frequente con la strategia guidata dalla fisiologia: 4,6% contro 7,1%. L’infarto miocardico si è verificato nel 4% dei pazienti del primo gruppo e nell’8% di quelli trattati sulla base della sola angiografia. Lo studio non ha invece evidenziato un’apparente differenza tra i due gruppi nella mortalità totale o cardiovascolare.
Uno degli aspetti emersi riguarda la maggiore selettività del trattamento. Nel gruppo guidato dalla fisiologia, l’angioplastica è stata eseguita su circa il 52% dei vasi non responsabili dell’infarto, rispetto a circa il 95% nel gruppo guidato dalla sola angiografia. La coronarografia funzionale consente infatti di utilizzare le immagini ottenute durante l’esame per ricavare informazioni fisiologiche sul flusso coronarico e distinguere le stenosi con un effettivo significato funzionale da quelle che possono non richiedere un ulteriore intervento.
«Il messaggio dello studio non è semplicemente quello di eseguire meno angioplastiche, ma di selezionare meglio quali lesioni trattare. Nei pazienti con infarto e malattia multivasale, integrare l’immagine angiografica con una valutazione funzionale consente una strategia più mirata, evitando procedure non necessarie e concentrando il trattamento sulle stenosi realmente rilevanti».
A sottolineare il valore della partecipazione pontina è la direttrice generale della Asl di Latina Sabrina Cenciarelli. «Lo studio internazionale AIR-STEMI pubblicato sul New England Journal of Medicine apre nuovi importanti scenari nella cura più selettiva di pazienti colpiti da infarto miocardico acuto. Il fatto che l’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina si sia distinto come terzo centro a livello internazionale per numero di pazienti arruolati dà lustro alla nostra Azienda Sanitaria e dimostra l’eccellenza e la grande capacità operativa delle nostre strutture e dei nostri professionisti».
«La Cardiologia del Goretti è uno dei principali centri italiani per la cardiologia interventistica, con una leadership nazionale in procedure tempo-dipendenti e ad alta complessità. Questo risultato conferma che l’attività clinica quotidiana e l’alta ricerca scientifica possono e devono camminare di pari passo: portare la ricerca internazionale al letto del paziente significa garantire cure sempre più all’avanguardia, sicure e personalizzate. Lo studio contribuisce a migliorare concretamente la qualità e la precisione dei trattamenti nei confronti di patologie tempo-dipendenti così delicate», conclude Cenciarelli.
AIR-STEMI è uno studio indipendente, prospettico, internazionale e randomizzato, promosso da ricercatori e finanziato principalmente dal Ministero della Salute italiano. Secondo quanto riportato, i finanziatori non hanno avuto alcun ruolo nella progettazione e conduzione dello studio, nell’analisi dei dati o nella preparazione del manoscritto.


