È tornata in mare senza esitazioni, dirigendosi verso l’acqua e riprendendo il largo dopo un mese di cure. Fortuna, la giovane Caretta caretta soccorsa lo scorso 30 luglio nelle acque di Maccarese, è stata liberata sulla spiaggia di Palidoro dopo essere stata curata nel Centro di Primo Soccorso per le tartarughe marine ospitato a Zoomarine.Ad accompagnarla sulla battigia anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, insieme a un gruppo di piccoli pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e alle loro famiglie. Sono stati proprio i bambini, poco prima della liberazione, a scegliere per la tartaruga il nome Fortuna. Presenti anche Emilio Casale, comandante della Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino, intervenuta nelle operazioni di recupero dell’animale, e Tiziano Onesti, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.Quando era stata soccorsa, le condizioni della tartaruga erano particolarmente delicate. «In un mese, Fortuna ha guadagnato quasi un quarto del suo peso, passando da 2.080 a 2.560 grammi – spiega Camillo Sandri, direttore zoologico di Zoomarine –. Quando è arrivata era fortemente debilitata, aveva un’infezione importante ed è plausibile che fosse rimasta per circa due settimane con un amo da palamito agganciato alla bocca, collegato a una lenza e a una tanica galleggiante, che non le permettevano di immergersi e alimentarsi correttamente».Le cure hanno riguardato non soltanto la rimozione dell’amo e il trattamento dell’infezione, ma anche il recupero delle capacità di alimentarsi autonomamente. «Siamo partiti dalle interiora di aringa, molto nutrienti e facilmente digeribili, per poi introdurre gradualmente il pesce intero e stimolarla a inseguirlo in vasca. Oggi nuota con forza e tutti i parametri clinici sono rientrati. È un esemplare giovanissimo, tra i 3 e i 5 anni: restituirlo al mare è particolarmente importante, considerando che nella Caretta caretta la riproduzione inizia solo intorno ai 20-30 anni di età», aggiunge Sandri.Il ritorno di Fortuna nel suo habitat coincide anche con l’avvio di un nuovo impegno per la tutela del tratto di costa che l’ha accolta. Openature Foundation, ente di ricerca e conservazione di Zoomarine, ha aderito al progetto di citizen science «Adotta una Spiaggia» del WWF Italia scegliendo proprio la spiaggia di Palidoro. Prima del rilascio il team ha raccolto quattro grandi sacchi di rifiuti in plastica, che saranno pesati e classificati prima della trasmissione dei dati al WWF.«Ripulire un tratto di costa frequentato dalle tartarughe marine significa tutelare direttamente il loro habitat – spiega Valentina Isaja, direttrice scientifica di Openature Foundation –. In questo modo non solo riduciamo la plastica che può raggiungere il mare, ma proteggiamo anche le dune, potenziali luoghi di deposizione per tutti gli esemplari che frequentano questo ecosistema».La liberazione è avvenuta a pochi chilometri dal punto in cui la tartaruga era stata trovata il 30 luglio, dopo la segnalazione di un cittadino e il successivo intervento della Guardia Costiera.«Il mare è un sistema di equilibri strettamente connessi tra loro. La presenza e la salute delle tartarughe marine ci dicono molto anche sulla qualità dell’ambiente in cui vivono e tutelarle significa contribuire alla salvaguardia dell’intero ecosistema – ricorda Emilio Casale, comandante della Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino –. Questo è uno di quei casi in cui la collaborazione funziona: cittadini attenti che segnalano un animale in difficoltà e le istituzioni e le strutture competenti riescono ad attivarsi e intervenire tempestivamente».A sottolineare il valore simbolico della giornata è stato infine il presidente della Regione Lazio. «Veder tornare in mare una giovane tartaruga marina è un’emozione autentica, resa ancora più forte dalla presenza dei piccoli pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – afferma Francesco Rocca –. Dopo essere stata curata, oggi l’abbiamo vista riprendere il largo: è una piccola-grande storia di speranza e di futuro. Una metafora che si addice perfettamente al luogo che ci ha ospitato».«La tutela del nostro mare e della straordinaria biodiversità del litorale laziale è una responsabilità che riguarda tutti noi. Oggi, guardando questa piccola Caretta caretta scomparire tra le onde, abbiamo avuto davanti agli occhi una delle immagini più semplici e più belle della speranza. E non è un caso che i bimbi abbiano scelto di chiamarla Fortuna», conclude Rocca.




