Non è stato soltanto un concerto. È stato un appuntamento con la storia della musica italiana, un sogno coltivato per anni e trasformato in realtà davanti a un mare umano di 250mila persone. A Tor Vergata, Ultimo ha riscritto ogni record, firmando il concerto con il più alto numero di spettatori paganti mai registrato in Italia e regalando alla sua Roma una serata destinata a restare nella memoria collettiva.
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ROMA | Domani il concerto dei record: Tor Vergata pronta per “La favola per sempre” di Ultimo
«Questo non è solo un concerto, questa non è solo musica, questo è il giorno che aspettavo, questa è la favola per sempre». Sono queste le parole con cui Niccolò Moriconi ha aperto uno show lungo tre ore, intenso e senza pause, costruito tra emozioni, ricordi e un repertorio capace di attraversare tutta la sua carriera. Dai grandi successi ai brani più recenti, fino a vere e proprie chicche dedicate ai fan della prima ora, come “Solo” ed “Equilibrio mentale”, eseguite per la prima volta dal vivo e accolte con un entusiasmo travolgente.
Il suo arrivo ha avuto il sapore del cinema. Ultimo è comparso sorvolando Tor Vergata in elicottero, osservando dall’alto quella distesa infinita di persone accorse da tutta Italia per vivere “La favola per sempre”. Sotto di lui un lunghissimo fiume umano che ha trasformato l’area in una città nella città, mettendo in moto una macchina organizzativa imponente coordinata da Roma Capitale, tra trasporti, sicurezza e servizi straordinari.
Uno dei momenti più suggestivi della serata è arrivato sulle note di “Pianeti”. Duecentocinquantamila luci hanno illuminato il pubblico trasformandolo in un cielo stellato, richiamando l’immagine rimasta impressa nel cuore dei fan durante il primo storico concerto allo Stadio Olimpico del 4 luglio 2019. Un colpo d’occhio capace di lasciare senza fiato, mentre migliaia di voci cantavano all’unisono.
Le emozioni hanno lasciato spazio anche all’intimità. Per i brani più delicati, Ultimo si è esibito seduto al pianoforte sospeso nel vuoto, con scenografie che raccontavano la sua storia: le case, i pianeti e la cameretta del piccolo Niccolò, quasi a riportare il pubblico là dove tutto era iniziato, tra sogni custoditi in una stanza e pagine riempite di canzoni.
Tra gli applausi più calorosi della serata quello riservato a Fabrizio Moro, unico ospite a salire sul palco durante il concerto dopo essersi già esibito in un mini live prima dell’inizio dello spettacolo. Insieme hanno interpretato “L’eternità”, per poi stringersi in un lungo abbraccio. Un momento dal forte valore simbolico: proprio a Moro, infatti, Ultimo deve l’inizio del suo percorso artistico e una parte importante della sua crescita musicale.
Prima dell’ultima canzone è arrivato forse il passaggio più intenso dell’intera serata. Appoggiato a un pianoforte bianco, Ultimo ha letto una lunga lettera rivolta ai suoi fan, ma in realtà anche al bambino che era stato. Poi le parole che hanno commosso Tor Vergata: «È come se tutti voi aveste risposto oggi a una chiamata che io gli ho fatto vent’anni fa, ero piccolo, ma chi mi ha visto crescere lo sa, dicevo a tutti che le mie canzoni sarebbero servite a salvare il mondo. Ovviamente ingigantivo tutto, eppure Nì, io ti credo ancora. Magari non abbiamo cambiato e non cambieremo il mondo, ma possiamo dire che abbiamo un mare di gente che ha capito che se il mondo è quello che abbiamo dentro, allora lo hai salvato davvero».
Subito dopo sono partite le note di “Sogni appesi”, diventata negli anni il vero inno degli “ultimi”, cantata da un pubblico che ormai sembrava una sola voce.
Nessun effetto speciale a rubare la scena. Solo un enorme palco a forma di infinito, le parole delle canzoni e la forza di un legame costruito negli anni tra artista e pubblico. È stata proprio questa semplicità a rendere ancora più potente uno spettacolo che non aveva bisogno di artifici per emozionare.
Il finale è stato liberatorio. I fuochi d’artificio hanno acceso il cielo di Roma mentre Ultimo salutava il suo pubblico con la voce spezzata dall’emozione: «Grazie Roma mia, voi siete dei grandi. Grazie a tutti, a chi c’è da sempre, a chi c’è da poco, a chi non c’è più, a chi se n’è andato. Oggi ho fatto pace con tutti, oggi ho fatto pace con tutto. Siamo nella storia».
Tor Vergata ha così assistito a qualcosa che va oltre il semplice concerto. Una favola diventata realtà, scritta insieme da un artista e da 250mila persone che, per una sera, hanno trasformato la musica in un gigantesco abbraccio collettivo.






