Sono stati 109 gli accessi al Percorso Rosa registrati nei pronto soccorso della provincia di Frosinone tra il 2025 e i primi mesi del 2026. Un dato che riguarda le donne prese in carico per situazioni riconducibili alla violenza di genere e che, secondo gli operatori, rappresenta solo una parte del fenomeno, ancora in larga misura sommerso.
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Il bilancio è emerso durante gli incontri formativi del progetto E.R.A. – Empowerment Reti Antiviolenza, promosso dalla Cooperativa Sociale Diaconia e da Auser del Frusinate, con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.
L’iniziativa punta a rafforzare la rete territoriale attraverso la formazione di operatori e operatrici, il coordinamento tra i servizi e la definizione di procedure condivise per migliorare l’accoglienza e la presa in carico delle donne vittime di violenza.
Nel corso degli incontri, Sarah Frongia, assistente sociale del Servizio Sociale Ospedaliero, ha illustrato il funzionamento del Protocollo Rosa, attivo nei pronto soccorso della ASL di Frosinone. «La nostra ASL è particolarmente attenta a questo tema e ha attivato una procedura che accompagna la donna dal momento dell’accesso in ospedale fino alle dimissioni in protezione, garantendo interventi qualificati e una formazione specifica per tutti gli operatori sanitari», ha spiegato.
Tra gli aspetti più delicati affrontati durante il percorso formativo è emerso quello del fenomeno sommerso, legato alle difficoltà che molte vittime incontrano nel denunciare. «Molte donne hanno paura di essere giudicate o di non essere credute. Per questo gli operatori vengono formati ad accogliere e ascoltare senza pregiudizi, creando un clima di fiducia», ha aggiunto Frongia.
Secondo i dati illustrati, gli accessi al Percorso Rosa sono stati 52 all’ospedale di Cassino, 45 a Frosinone, 11 a Sora e alcuni casi ad Alatri, per un totale di 109 donne assistite.
Il progetto E.R.A. ha affrontato anche altri temi legati alla violenza di genere, tra cui la tutela delle donne migranti e il contrasto alle mutilazioni genitali femminili, grazie al contributo della Fondazione Pangea, oltre agli effetti della violenza durante la gravidanza, illustrati dalla neuroscienziata Hamida Ouled Slimane.
«Sta emergendo con chiarezza la necessità di rafforzare il lavoro di rete tra i diversi attori del territorio e di individuare le principali criticità dei servizi che entrano in contatto con le donne vittime di violenza. Le evidenze raccolte costituiranno la base per l’elaborazione di linee guida territoriali finalizzate a rafforzare questi servizi», ha concluso Maria Rosaria Ruggeri della Cooperativa Sociale Diaconia.
Il percorso formativo proseguirà nei prossimi mesi con l’obiettivo di consolidare la collaborazione tra istituzioni, sanità e realtà del terzo settore, migliorando la capacità del territorio di intercettare e affrontare tempestivamente i casi di violenza di genere.



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