La riapertura della canna nord della Galleria Tempio di Giove accende il dibattito politico a Terracina. A intervenire è Arcangelo Palmacci, segretario provinciale e locale di Azione, che critica la cerimonia organizzata per l’occasione, definendola più una iniziativa di comunicazione politica che un evento legato al completamento di una nuova opera.
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Secondo Palmacci, occorre distinguere tra un’inaugurazione e una riapertura. «Come è noto, inaugurare significa aprire per la prima volta un’opera o un servizio. La riapertura di qualcosa che esiste già ed è stato utilizzato in precedenza non è un’inaugurazione: è, semplicemente, una riapertura», afferma nella nota.
Il segretario di Azione contesta quindi la scelta di accompagnare la riapertura con una cerimonia istituzionale, sostenendo che «la temporanea restituzione all’uso della canna nord della Galleria Tempio di Giove diventa il pretesto per una cerimonia con fascia tricolore, parlamentari al seguito, fotografie di rito e dichiarazioni trionfalistiche».
Per Palmacci, la comunicazione politica avrebbe finito per enfatizzare un intervento che rappresenta il ripristino di un’infrastruttura già esistente. «Più che un’inaugurazione — o persino una semplice riapertura — sembra una rappresentazione teatrale, dove scenografia e coreografia contano più dell’opera stessa. Le parole vengono piegate alle esigenze della comunicazione politica: una riapertura diventa un evento storico, un ripristino assume i contorni di un’impresa, l’ordinaria amministrazione viene confezionata come una conquista straordinaria», prosegue.
Il comunicato si conclude con una riflessione sul significato dell’iniziativa. «La realtà resta ostinatamente indifferente alla propaganda. Un’opera già esistente non diventa nuova perché qualcuno le taglia davanti un nastro. Cambia la fotografia ufficiale, non la sostanza dei fatti. E quando la celebrazione finisce per essere molto più grande del risultato celebrato, diventa difficile sottrarsi all’impressione che l’unica vera inaugurazione sia quella della campagna elettorale», conclude Arcangelo Palmacci.


