«Che la sanità pubblica non debba funzionare perché, se funzionasse, andrebbe a ledere gli interessi di quella privata è una certezza. E che questo assunto sia stato fatto proprio dalla Regione Lazio da decenni, al di là dei colori politici, è un’altra certezza. Lo dicono i fatti. Ma ci sono evidenze che gridano vendetta al cospetto di Dio. Questo, presidente Rocca, quando si parla di Latina, non può non saperlo».
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A sostenerlo in una nota è Luigi Gioacchini, esponente del Movimento Libero Iniziativa Sociale (Mlis) di Sezze, che punta il dito contro le condizioni della sanità pubblica nel Lazio e, in particolare, contro la situazione dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.
«Il Pronto Soccorso, più simile a un gulag che a una struttura di cura ed emergenza, è una vergogna che dovrebbe pesare sulle vostre coscienze, ammesso che ne abbiate. Ma c’è dell’altro e viene consumato sulla pelle dei pazienti oncologici: quelli di certo più fragili e bisognosi di cure rapide e funzionali.
Accade, invece, che queste persone rimangano vittime della vostra vergognosa sanità e non certo per colpa del personale, che fa di tutto per alleviare le loro sofferenze. Dalle prenotazioni per esami procrastinate alle calende greche fino a prestazioni ricevute presso strutture collaterali.
Si pensi, ad esempio, a quelle adibite all’impianto dei Picc Port, la cui attesa avviene in locali al piano terreno adiacenti al Pronto Soccorso ed esposti direttamente e indirettamente a ogni genere di intemperie e correnti d’aria. Proprio ciò che più di tutto si dovrebbe evitare a queste persone, vulnerabili e già portatrici di gravi patologie».
Quindi il nuovo affondo rivolto al presidente della Regione Lazio.
«Le pare poco, presidente Rocca? Provi lei a superare tutte queste difficoltà e lo faccia senza la certezza che per voi, e per la vostra salute, all’occorrenza non si chiudano interi reparti con i migliori medici a disposizione. E si chieda se tutto questo non dovrebbe preoccupare anche voi, presidente Rocca».


