L’olio extravergine d’oliva come simbolo dell’identità di un territorio e strumento di promozione culturale. È questo il filo conduttore del Festival SATOR, inaugurato all’Abbazia di Valvisciolo e promosso dal Comune di Sermoneta in collaborazione con il CAPOL e con il sostegno di ARSIAL.
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Per tre giorni la manifestazione mette al centro una delle produzioni agricole più rappresentative di Sermoneta e dei Monti Lepini, guardando al futuro dell’olivicoltura locale attraverso un progetto di valorizzazione condivisa.
L’iniziativa ruota attorno al marchio collettivo SATOR, l’etichetta che l’amministrazione comunale sta sviluppando per identificare e promuovere l’olio extravergine prodotto nel territorio di Sermoneta. L’obiettivo è rafforzare il legame tra qualità produttiva, storia e identità locale, offrendo ai produttori uno strumento comune capace di distinguere e valorizzare l’eccellenza del comparto.
Non è casuale la scelta dell’Abbazia di Valvisciolo come sede del festival. Proprio qui è custodita la celebre iscrizione del SATOR, il misterioso quadrato palindromo inciso su una parete del chiostro e diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili del complesso monastico.
Al taglio del nastro erano presenti il sindaco Giuseppina Giovannoli, il presidente del Consiglio comunale Pierluigi Torelli, gli assessori Melissa Girardi e Valentina Cianfriglia, il priore dell’Abbazia di Valvisciolo Padre Andrea Rossi, il presidente della Pro Loco Gabriele Menossi, i produttori locali aderenti al progetto SATOR e numerosi rappresentanti delle associazioni del territorio. Presente anche l’assessore regionale Elena Palazzo.
Durante l’incontro inaugurale, la storica dell’arte Sonia Testa ha ripercorso la storia e il significato dell’enigmatica iscrizione custodita nell’abbazia, illustrando le ragioni che hanno portato alla scelta del nome per il nuovo marchio dedicato all’olio Evo di Sermoneta.
A sottolineare il valore identitario del progetto è stato anche l’architetto Francesco Tetro dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, che ha evidenziato come il SATOR sia in grado di unire il patrimonio storico e culturale della città alla promozione delle produzioni agricole locali.
Un passaggio importante è stato dedicato anche all’immagine grafica del marchio. Il grafico Gianni Caputo ha illustrato il percorso creativo che ha portato alla definizione dell’etichetta, ispirata proprio al celebre simbolo custodito nell’Abbazia di Valvisciolo.
Il tema della tutela dell’olivicoltura è stato invece affrontato dal presidente del CAPOL Luigi Centauri, che ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico degli uliveti per la conservazione del paesaggio dei Monti Lepini e sulla necessità di contrastare il fenomeno dell’abbandono delle coltivazioni.
Al termine dell’inaugurazione, spazio alle degustazioni. Protagonista assoluto è stato l’olio Evo SATOR prodotto dall’Abbazia di Valvisciolo, proposto insieme ad alcune eccellenze locali come il pane del Forno Milani, la mozzarella del Caseificio Perseo e i vini dell’Azienda Agricola Valle dell’Usignolo. Particolare curiosità hanno suscitato le creazioni della Pasticceria Maciste, che ha utilizzato l’olio extravergine SATOR per realizzare un panettone al cioccolato fondente e un torrone artigianale.
«Il Festival SATOR si presenta come un momento di confronto sulle prospettive dell’olivicoltura locale, ma anche come un’occasione per rafforzare il rapporto tra comunità, paesaggio e produzioni agricole», ha spiegato l’assessore Melissa Girardi. «Attraverso il nuovo marchio collettivo, Sermoneta punta a costruire un’identità riconoscibile per il proprio olio extravergine, legando la valorizzazione economica del prodotto alla storia e al patrimonio culturale del territorio».




