È uno dei provvedimenti più discussi delle ultime settimane e sta alimentando un acceso confronto politico, scientifico e sociale. Il Disegno di Legge 1552, attualmente all’esame del Senato e approvato ieri, punta a modificare in modo significativo la legge 157 del 1992 che disciplina la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria in Italia. Per i sostenitori si tratta di un aggiornamento necessario dopo oltre trent’anni; per i critici, invece, rappresenta un arretramento sul fronte della tutela ambientale e della biodiversità.
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La riforma nasce dalla volontà di introdurre il concetto di «gestione attiva» della fauna selvatica, affiancandolo a quello di protezione. Secondo i promotori del provvedimento, l’aumento di alcune specie, in particolare degli ungulati come i cinghiali, rende necessario dotarsi di strumenti più efficaci per il controllo del territorio, la sicurezza stradale e la tutela delle attività agricole.
Cosa prevede il disegno di legge
Tra le modifiche più discusse figura il riconoscimento dell’attività venatoria come strumento utile alla gestione della fauna e degli ecosistemi. Il testo introduce inoltre una maggiore flessibilità nella definizione dei calendari venatori e nelle modalità di gestione delle specie considerate problematiche.
Al centro del dibattito vi è anche l’ipotesi di ampliare le specie cacciabili e le aree nelle quali l’attività venatoria può essere esercitata. Alcune ricostruzioni parlano inoltre di un possibile utilizzo più esteso di strumenti tecnologici come visori ottici e optoelettronici per la caccia di selezione agli ungulati.
Il ruolo di ISPRA
Uno dei punti più controversi riguarda il ruolo dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Secondo le associazioni ambientaliste e parte del mondo scientifico, il disegno di legge ridurrebbe il peso dei pareri tecnico-scientifici nella definizione delle politiche venatorie e dei calendari regionali. I sostenitori della riforma, invece, ritengono necessario un sistema più flessibile e meno burocratico.
Le critiche degli ambientalisti
WWF, LIPU, ENPA, Legambiente e numerose organizzazioni scientifiche hanno espresso forte preoccupazione per il contenuto del provvedimento. Secondo i critici, alcune norme rischierebbero di ridurre il livello di tutela della fauna selvatica, aumentando la pressione venatoria e aprendo possibili conflitti con la normativa europea sulla conservazione delle specie e degli habitat naturali.
Negli ultimi giorni diverse società scientifiche hanno sottoscritto appelli rivolti alle istituzioni nazionali per chiedere una revisione del testo, sostenendo che la biodiversità debba continuare a essere tutelata sulla base delle evidenze scientifiche e non esclusivamente attraverso logiche gestionali.
La posizione del mondo venatorio
Dal fronte dei cacciatori e delle associazioni venatorie arriva invece una lettura completamente diversa. Secondo i sostenitori della riforma, la legge del 1992 non sarebbe più adeguata alle esigenze attuali e non terrebbe conto dell’aumento di alcune specie che provocano danni alle colture, incidenti stradali e problemi sanitari come la diffusione della peste suina africana. Per questo motivo la riforma viene presentata come uno strumento di aggiornamento normativo e di gestione del territorio.
Un confronto destinato a continuare
Il dibattito resta aperto e il percorso parlamentare non è ancora concluso. Nelle ultime settimane l’esame del provvedimento ha registrato rinvii e scontri politici, con centinaia di emendamenti presentati e posizioni molto distanti tra maggioranza e opposizioni. Quel che appare certo è che il DDL 1552 rappresenta uno dei temi ambientali più divisivi del momento e continuerà a far discutere nelle prossime settimane.


