Due violentissime scosse di terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito il Venezuela nella serata locale di mercoledì 24 giugno, con effetti devastanti avvertiti fino al mattino di giovedì 25. Il bilancio ufficiale parla di 32 morti e oltre 700 feriti, ma è destinato a salire: i dati non comprendono ancora quelli provenienti dalle aree più colpite. Si tratta, secondo il Servizio geologico degli Stati Uniti (USGS), del terremoto più violento registrato nel nord del Venezuela negli ultimi 126 anni.
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La prima scossa di magnitudo 7.2 ha avuto epicentro nell’area di San Felipe, capitale dello stato di Yaracuy, nel nord del Paese. Appena 40 secondi dopo, una seconda scossa di magnitudo 7.5 ha colpito a 23 chilometri a sud-est di Yumare, nello stesso stato, a circa 300 chilometri da Caracas, in un’area che ospita alcune delle più grandi raffinerie del Paese. La bassa profondità dell’epicentro — appena 10 chilometri sotto il suolo — ha reso le conseguenze ancora più gravi, così come la presenza di edifici costruiti senza alcun rispetto delle norme antisismiche.
L’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía, nei pressi di Caracas, è stato chiuso a causa dei gravi danni riportati. In pochi minuti le comunicazioni telefoniche sono andate in tilt, messe sotto pressione dalle chiamate dei milioni di venezuelani residenti all’estero ansiosi di avere notizie dei propri cari. Sospeso anche il rifornimento di gas per motivi di sicurezza. La regione de La Guaira, lo stato costiero risultato il più colpito, è stata dichiarata “zona di disastro” dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, che ha annunciato lo stato di emergenza in tutto il Paese.
A Caracas si scava senza sosta tra le macerie. Almeno una decina gli edifici crollati nella capitale, dove agenti di polizia e vigili del fuoco lavorano per liberare chi è rimasto intrappolato sotto i calcinacci. «La casa ci stava cadendo addosso, sembrava un film horror», ha raccontato una testimone che è riuscita a mettersi in salvo fuggendo dalla propria abitazione. La provincia rurale di Yumarè, circa 20mila abitanti, risulta ancora completamente isolata, raggiungibile solo via WhatsApp.
La presidente Rodríguez ha annunciato l’arrivo nelle prossime ore di squadre di soccorso provenienti da diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico e Qatar. Al momento non risultano italiani tra le vittime. Un allarme tsunami era stato emesso per Porto Rico e le Isole Vergini, poi rientrato: i centri di allerta statunitensi hanno dichiarato che non sussiste più alcuna minaccia di onde anomale.


