La CGIL di Frosinone e Latina esprime pieno sostegno all’appello lanciato dagli ottanta lavoratori della Prima Components di Anagni e alle loro famiglie, che stanno vivendo una condizione di profonda incertezza e preoccupazione a fronte di una proposta aziendale che pone un’alternativa inaccettabile: trasferirsi nel Nord Italia o perdere il posto di lavoro. Non siamo di fronte a una libera scelta né a una normale riorganizzazione aziendale. Siamo di fronte a una forma di pressione che scarica sui lavoratori e sulle loro famiglie il costo delle scelte industriali dell’impresa.
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Definire questa operazione una semplice riorganizzazione significa ignorare la realtà: quando una lavoratrice o un lavoratore è costretto a scegliere tra sradicare la propria vita e restare senza occupazione, siamo davanti a un vero e proprio ricatto occupazionale. La vicenda di Prima Components non riguarda soltanto ottanta lavoratori. Riguarda il modello di sviluppo industriale che si vuole costruire nel nostro territorio. Riguarda il ruolo e la responsabilità sociale delle imprese che operano in provincia di Frosinone e nel Lazio. Riguarda il futuro di un’area che negli ultimi vent’anni ha già pagato un prezzo altissimo in termini di deindustrializzazione, chiusure, delocalizzazioni e perdita di occupazione qualificata. Per questo riteniamo che non possa rimanere in silenzio chi, da anni, rivendica il ruolo dell’impresa come attore fondamentale dello sviluppo territoriale. L’appello rivolto dai lavoratori al Presidente di Unindustria, Maurizio Stirpe, merita una risposta concreta. Non basta richiamare la centralità del lavoro e dell’industria nei convegni e nei dibattiti pubblici; occorre dimostrarlo nei momenti difficili, quando sono in gioco il destino delle persone e la tenuta sociale di una comunità. Se davvero si ritiene che il lavoro sia un valore e che il territorio debba continuare ad avere una vocazione industriale, allora è necessario intervenire per evitare che ottanta famiglie siano costrette a scegliere tra l’emigrazione e la disoccupazione. Una provincia che continua a perdere posti di lavoro, competenze e capacità produttiva non può avere prospettive di sviluppo duraturo.
La CGIL di Frosinone e Latina sostiene l’immediata apertura di un tavolo istituzionale presso la Regione Lazio, con il coinvolgimento dell’azienda, delle organizzazioni sindacali di categoria, delle amministrazioni locali e di Unindustria, per verificare ogni possibile soluzione alternativa che consenta di salvaguardare l’occupazione sul territorio e di scongiurare trasferimenti imposti e licenziamenti. Questa richiesta non nasce soltanto dalla vertenza Prima Components, ma si colloca all’interno della più generale crisi industriale che sta investendo il territorio e che ha il suo epicentro nel settore automotive. Mentre siamo ancora in attesa di comprendere quali saranno gli sviluppi industriali e occupazionali legati al futuro di Stellantis e del polo produttivo di Cassino, è già evidente che a pagare il prezzo più alto dell’incertezza e della contrazione produttiva è l’intera filiera dell’indotto, che da tempo sta precipitando in una crisi profonda senza che siano state individuate soluzioni strutturali adeguate.
La situazione di Prima Components rappresenta dunque uno dei segnali più evidenti di una difficoltà che coinvolge numerose realtà produttive del territorio. Per questo è indispensabile che le istituzioni assumano una visione d’insieme e affrontino questa vertenza nell’ambito di una strategia complessiva per il rilancio industriale del Lazio meridionale. Non è più tollerabile che le crisi aziendali vengano affrontate singolarmente e solo quando esplodono in tutta la loro gravità. Serve una vera politica industriale capace di governare la transizione del settore automotive, sostenere l’indotto, difendere l’occupazione e preservare il patrimonio di competenze costruito in decenni di lavoro.




