Dura presa di posizione del Partito Democratico di Sabaudia dopo l’approvazione in Consiglio comunale della delibera sulla gara per la concessione del servizio di pubblica utilità relativo a nove chioschi del lungomare. Secondo i consiglieri Giancarlo Massimi, Simone Brina e il segretario del circolo Luca Mignacca, il provvedimento confermerebbe “una stagione balneare all’insegna del caos e dei disservizi”, anche alla luce dell’abbandono dell’aula da parte della minoranza al momento del voto.
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Il PD parla di un atto arrivato in Consiglio “tra criticità e mancanza di programmazione”, nonostante interrogazioni e richieste di commissione demanio rimaste, a loro giudizio, senza riscontro. Nel mirino anche alcuni aspetti tecnici della gara, definiti controversi, tra cui la gestione dei servizi di assistenza alla balneazione e la sostenibilità economica del modello proposto. I dem contestano inoltre il ricorso a consulenze esterne per la gestione della procedura, per un valore complessivo che supererebbe i 60 mila euro, ritenendo che tali costi dovrebbero essere a carico dell’amministrazione e non dei futuri concessionari.
Nel merito, il gruppo di opposizione solleva dubbi sull’impianto complessivo della delibera, ritenendo che manchi una reale correlazione tra servizio reso e tariffazione all’utenza e che alcune previsioni non siano coerenti con il quadro normativo regionale. Critiche anche sulla scelta di indire una nuova gara a stagione balneare già avviata, nonostante la presenza di una convenzione in essere e di proroghe già previste.
Il PD sottolinea inoltre il rischio di contenziosi e possibili ricadute economiche per il Comune, evidenziando come il nuovo bando possa riaprire posizioni già oggetto di contenzioso amministrativo. Ulteriori perplessità vengono espresse sul piano economico-finanziario, giudicato non adeguato rispetto alla durata della concessione e ai costi di gestione. Infine, l’opposizione richiama il tema delle proroghe delle concessioni balneari, sostenendo la necessità di un quadro più coerente con gli orientamenti di Anac e giurisprudenza amministrativa, e accusando l’amministrazione di una gestione frammentata e non uniforme del lungomare.


