È partita la fase operativa del termovalorizzatore di Roma. Con la posa della prima pietra a Santa Palomba, alla presenza del sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri e dell’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo, il cantiere destinato a ridisegnare la gestione dei rifiuti della Capitale ha mosso i primi passi concreti. L’impianto è inserito nel Piano rifiuti approvato nel 2023 ed è considerato dall’amministrazione capitolina il cardine per la chiusura del ciclo dei rifiuti urbani.
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Il progetto prevede una capacità di trattamento di 600mila tonnellate annue di rifiuti indifferenziati e non riciclabili, con una produzione energetica stimata di 65 MW tra elettricità e calore, sufficiente ad alimentare circa 200mila famiglie. L’impianto è concepito anche per il recupero di materiali da destinare al riutilizzo in ambito edilizio, nell’ottica dell’economia circolare. Sul piano logistico, i rifiuti saranno trasportati via ferrovia e conferiti nelle ore notturne al polo intermodale di Santa Palomba. Per la viabilità è stato predisposto un piano da 31 milioni di euro con interventi su via Ardeatina, via di Porta Medaglia e sull’asse Pomezia–Santa Palomba. Il monitoraggio ambientale coprirà aria, acqua, suolo, vegetazione e rumore, con il coinvolgimento di Regione Lazio, ARPA Lazio e ASL Roma 6 attraverso un tavolo tecnico dedicato alla sorveglianza sanitaria.
La giornata ha però riacceso immediatamente lo scontro politico. La consigliera regionale Alessandra Zeppieri ha definito la posa della prima pietra un «atto di forza», contestando una scelta imposta dall’alto e chiamando in causa anche il presidente della Regione Francesco Rocca per il ruolo avuto nell’approvazione del piano rifiuti. Zeppieri ha denunciato rischi ambientali e sanitari e annunciato la prosecuzione della mobilitazione politica e legale contro l’impianto.
Sulla stessa linea il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Adriano Zuccalà, che ha contestato la narrazione di opera sostenibile e condivisa, ricordando anni di opposizione da parte di comitati locali e amministrazioni del territorio. Nel mirino anche la gestione del consenso, il mancato confronto con i Comuni interessati e i ritardi rispetto alle tempistiche inizialmente annunciate. La posa della prima pietra a Santa Palomba segna dunque un passaggio formale rilevante, ma non chiude nessuna delle questioni aperte: da un lato un’infrastruttura che il Campidoglio considera strategica per il futuro della Capitale, dall’altro un fronte di opposizione che ne continua a contestare impostazione, impatto e metodo decisionale.




