Per tre giorni costretta a subire violenze sessuali di gruppo, sotto minacce di morte e mentre le venivano somministrate sostanze stupefacenti, all’interno di uno stabile abbandonato di Roma. È quanto ha vissuto una donna di 32 anni, cittadina colombiana, che è riuscita a fuggire per strada e a chiedere aiuto a un passante, il quale ha chiamato il 112. L’intervento delle forze dell’ordine è stato immediato. Cinque uomini sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto dalla Polizia di Stato capitolina per il reato di violenza sessuale di gruppo, aggravata dall’aver approfittato delle condizioni di minorata difesa della persona offesa. Un quadro accusatorio pesante, che fotografa una vicenda di eccezionale gravità avvenuta nel cuore della Capitale.
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Altre undici persone di origine extracomunitaria sono state colpite da provvedimento di espulsione e sono attualmente trattenute presso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio di Ponte Galeria, Palazzo San Gervasio e Bari. La vittima, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era stata privata della libertà e tenuta segregata per l’intera durata della detenzione forzata, con la somministrazione di droghe come ulteriore strumento di controllo e sopraffazione. La sua fuga e la richiesta di aiuto a un passante hanno consentito di attivare la macchina dei soccorsi e avviare le operazioni che hanno portato ai fermi nella stessa giornata.
La vicenda riporta al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza negli stabili abbandonati presenti nel tessuto urbano della Capitale, spazi che troppo spesso diventano teatro di criminalità e sfruttamento. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto le indagini e coordina le attività degli inquirenti, impegnati a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e a verificare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti.


