In via Portogallo, ad Aprilia, gli alberi non sarebbero il problema ma la prova vivente di una cattiva pianificazione urbana e dell’incuria.
A dirlo è Andrea Ragusa, attivista del Movimento 5 Stelle, che ha segnalato la situazione denunciando la mancanza di una vera politica del verde pubblico da parte delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi anni.
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Secondo Ragusa, i platani adulti presenti lungo la strada «sono costretti in aiuole minuscole, circondate da cordoli di cemento e autobloccanti, con le radici che, non trovando spazio, sollevano il marciapiede».
Una condizione che, spiega, non è responsabilità degli alberi ma di un progetto sbagliato: «È come chiudere un bambino in uno sgabuzzino e poi accusarlo di rompere i muri. Gli alberi cercano solo ciò di cui hanno bisogno per vivere: terra, acqua, ossigeno. È l’uomo, con una progettazione errata, ad averli trasformati in un problema».
L’attivista sottolinea come ad Aprilia il tema del patrimonio arboreo torni d’attualità solo in occasione di abbattimenti o crolli.
«Si interviene con la motosega – osserva l’attivista – e non con la cura. Si pota in modo aggressivo, si taglia ciò che intralcia la viabilità, ma non si investe in progettazione e manutenzione. Eppure, il Comune ha un regolamento del verde pubblico e privato che, sulla carta, parla di tutela e pianificazione: in via Portogallo, però, è rimasto lettera morta».
Il risultato, denuncia Ragusa, è evidente: marciapiedi divelti, barriere architettoniche, pedoni costretti a camminare in strada, persone in carrozzina e passeggini impossibilitati a passare.
«Non è colpa degli alberi – aggiunge – ma di chi li ha piantati come elementi decorativi, senza studiare lo sviluppo delle radici e senza rispettare le distanze minime. Quella strada è la fotografia dell’abbandono e della mancanza di visione».
Per Ragusa, difendere quegli alberi significa riconoscere che il verde urbano non è un arredo sacrificabile, ma un’infrastruttura essenziale: «Riduce caldo e inquinamento, assorbe CO₂, offre ombra e benessere a chi lavora e a chi vive nei quartieri più densamente urbanizzati. Abbattere i platani non è una soluzione: ogni albero adulto richiede decenni per restituire gli stessi benefici ambientali».
L’attivista propone invece soluzioni di ingegneria naturalistica: allargare le aiuole, sostituire i cordoli rigidi con materiali permeabili, creare corridoi di suolo per le radici e progettare percorsi accessibili. «Servono agronomi, paesaggisti e tecnici che lavorino insieme – conclude – non determine d’urgenza per appaltare l’ennesimo abbattimento. Via Portogallo è il simbolo di una città che ha bisogno di una politica del verde strutturale, non emergenziale.»


