Un’intera platea con gli occhi fissi sul palcoscenico e un interminabile applauso anche dopo la chiusura del sipario, è stato il ringraziamento degli spettatori del Teatro D’Annunzio ieri sera per il cast de “Il medico dei maiali“.
Leggi sullo stesso argomento
LATINA | “Le pagine perdute degli amanti” al D’Annunzio: musica e memoria in scena
LATINA | Il calcio tra storia e leggenda: cimeli, racconti e grandi protagonisti all’Hotel Europa
LATINA | Il Club Unesco al Liceo Artistico per la 9ᵃ Giornata Internazionale della Luce
Pochi attori, tra cui spiccano Luca Bizzarri e Francesco Montanari, una sceneggiatura che punta all’essenziale e una scritta su un muro che domina l’intera vicenda: THE KING IS DEAD.
È proprio intorno a questo che ruota la storia: la morte improvvisa del Re d’Inghilterra.
Il sovrano, descritto come un uomo inumano e un padre che di padre aveva poco, viene a mancare durante l’inaugurazione di un hotel. La causa ufficiale è un infarto, quella reale è avvelenamento da parte dei suoi fedeli consiglieri per questioni di potere. La pioggia incessante del Galles non permette al medico di corte di recarsi sul posto, perciò la constatazione della morte tocca all’unico del settore presente in quel momento: un veterinario esperto di maiali.
Inoltre, ora che il Re è morto, la corona passa di diritto al Principe ereditario, un ragazzo che vive allo sbando tra festini e scandali e, per sua stessa definizione, stupido.
La trama surreale di questa commedia nera, resa ancora più paradossale dal continuo canticchiare “Imagine” di John Lennon, è una metafora nuda e cruda – e a tratti anche grottesca – del potere e delle contraddizioni insite nella natura umana.
Viene mostrato quanto è fragile l’apparato dei potenti quando ne viene a mancare la figura cardine e l’assurdità di alcune dinamiche che si creano di conseguenza. Allo stesso tempo, lo spettatore si ritrova faccia a faccia con la fragilità dell’essere umano che, nell’istante più critico, sia capace di qualunque cosa. Ed è questo che fa emergere una profonda verità: l’uomo è una bestia.
In tutto questo, i due protagonisti incarnano alla perfezione i ruoli sociali che gli sono stati attribuiti: il veterinario (Luca Bizzarri), un uomo umile che non ha niente a che vedere con il potere, ma che cerca di sfruttare la situazione; il Principe ereditario (Francesco Montanari), un ragazzo immaturo e senza testa sulle spalle che ha nelle mani le sorti di un intero popolo e che si ritrova a capo della corona più potente del mondo, che si rivela ricco di sfaccettature e che evolve in un potenziale pericolo.
Insomma, questo testo, scritto e diretto da Davide Sacco, costringe a riflettere sulle certezze e su cosa succede quando queste crollano, ma anche sulla paura e sull’essere umano, complesso e fragile.


