“Non vengo per vendere un libro, ma per fare un incontro” è stata questa, ieri pomeriggio, la premessa di Daniele Mencarelli che al primo piano della Feltrinelli a Latina è stato accolto da un pubblico partecipato e curioso.
L’occasione è stato proprio il suo nuovo libro, uscito il 13 gennaio scorso (il primo per Sellerio Editore), “Quattro presunti familiari”, che l’autore romano ha scelto di ambientare proprio nel territorio pontino e precisamente tra Norma e Latina stessa.
“Quattro presunti familiari” è l’enigma di uno scheletro rinvenuto tra i boschi di Norma, evidentemente risalente a molti anni prima, per il quale viene disposto l’esame del DNA. Nel frattempo, accorrono presso la caserma dei carabinieri del capoluogo pontino tre famiglie per un totale di quattro – presunti – familiari che in un’epoca pressappoco compatibile con quella dei resti avevano denunciato la scomparsa di un congiunto. Ha inizio così una nuova attesa che fa emergere una disperazione umana macchiata da sopraffazioni, errori, colpe e sogni. Il tutto, ovviamente, snodato tra le strade di Latina, che per molti non ha mai superato il suo passato.
È quasi un giallo, quindi, quello di Mencarelli, usato come strumento per far emergere dei prototipi di umanità deteriorata e in preda al potere, sicuramente molto attuale.
Durante l’incontro, moderato dalla giornalista Licia Pastore e diventato una vera e propria disquisizione sui più disparati argomenti – dalle origini della città di Latina ai casi di cronaca nera più celebri fino all’attualità geopolitica e sociale e al calcio –, non sono mancate le curiosità del pubblico di lettori che hanno potuto rivolgere al diretto interessato. In particolare, è stato – ovviamente – chiesto perché un romano DOC abbia ambientato il proprio romanzo nei boschi dell’Agro Pontino e la risposta è stata semplice: un po’ perché sono luoghi del cuore, un po’ per chiarire da subito al lettore che sarà una storia in salita.
“Quattro presunti familiari”, dunque, è quel mistero nostrano che tiene incollati alle pagine e di cui, forse, Latina aveva bisogno.


