A ottant’anni dal lancio della bomba atomica su Hiroshima, prende vita a Roma un progetto artistico e memoriale di straordinaria intensità: si tratta della mostra personale “La Bambina Danzante” di Gerardo Marazzi, architetto e artista romano classe 1958. Un’iniziativa no-profit profondamente simbolica, nata in omaggio a Sadako Sasaki, la bambina giapponese divenuta simbolo universale di pace, speranza e resilienza dopo aver perso la vita a causa delle radiazioni nucleari dieci anni dopo l’esplosione.
La mostra, autogestita e autofinanziata dall’artista stesso, si svolgerà presso la Galleria Arte Sempione (Corso Sempione 8, Roma), dal 25 al 31 luglio 2025, in uno spazio pensato per ospitare non solo le opere ma anche incontri, performance musicali e letture a tema.
Un’opera per la memoria collettiva
Al centro dell’esposizione vi è il quadro “La Bambina Danzante”, realizzato nell’aprile 2025 da Marazzi e ispirato a una fotografia scattata nel 2016 a Hiroshima, davanti al memoriale della pace. L’immagine ritraeva una bambina che danzava, inconsapevole custode di una memoria ancora viva. Quella visione si è impressa nell’animo dell’artista, dando origine a un’opera che oggi diventa dono.
“L’opera sarà donata gratuitamente ad associazioni, enti pubblici o privati che ne faranno richiesta – spiega Marazzi – purché si impegnino in una minima attività divulgativa e pubblicitaria, perché il messaggio non resti confinato ma si diffonda e generi consapevolezza.”
Sadako Sasaki: luce oltre la distruzione
Sadako, la bambina delle mille gru di carta (orizuru), morta di leucemia a soli 12 anni, è oggi ricordata in tutto il mondo come icona di speranza e di pace. Il quadro e l’intera mostra rendono omaggio a lei, al suo aquilone koinobori, alla libellula tonbo, e a tutto ciò che simboleggia infanzia, sogno, rinascita.
“Lei sarà luce oltre il sole artificiale, oltre il cenotafio del memoriale – scrive Marazzi – Lei che ha fatto della speranza una materia viva, sarà eterna Bambina Danzante.”
Un evento aperto al mondo
La mostra è concepita per un pubblico vasto e trasversale: turisti internazionali, studenti, cittadini, attivisti, ma anche istituzioni culturali e realtà associative impegnate nella pace e nella tutela ambientale. Il messaggio è chiaro: dalla memoria alla responsabilità concreta. La sede, pienamente accessibile e conforme alle norme di sicurezza, è predisposta per ospitare conferenze, incontri e laboratori, favorendo l’interattività e la partecipazione attiva del visitatore.
Un’arte che attiva, non che rappresenta
L’esposizione rompe la barriera tra artista e fruitore: lo spettatore è invitato a diventare parte attiva, a ricevere un messaggio e, a sua volta, a generare contenuto, visione, azione.
“Non voglio spettatori passivi – conclude l’artista – ma attivatori di speranza, generatori di idee, portatori di memoria. Questo quadro non è un punto di arrivo, è un punto di partenza.”




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