Si svolgerà sabato 7 giugno la quinta edizione di “Un salto in bici nel passato”, iniziativa promossa dal collettivo Aprilia Libera, che unisce cittadini, attivisti e realtà territoriali in una pedalata simbolica per la difesa della natura, della salute e del paesaggio del territorio comunale.
L’evento nasce dalla crescente preoccupazione per le nocività ambientali che, secondo gli organizzatori, continuano a minacciare Aprilia: inquinamento, degrado ambientale, siti contaminati mai bonificati, falde compromesse da sversamenti e pozzi neri, aumento delle industrie insalubri e a rischio incidente rilevante, spesso collocate in prossimità di aree residenziali.
Tra i temi centrali dell’iniziativa anche il consumo indiscriminato di suolo e l’inquinamento atmosferico, che contribuirebbero – si legge nel comunicato – a collocare Aprilia tra i comuni con maggiore incidenza oncologica. L’iniziativa intende inoltre sollevare interrogativi sulla gestione amministrativa del territorio, in particolare alla luce del recente commissariamento per mafia che ha interessato il Comune.
Secondo i promotori, l’ambiente e la salute pubblica rappresentano questioni urgenti, da affrontare a prescindere dai cambiamenti politici o amministrativi. La pedalata attraverserà alcune zone simboliche, per concludersi presso la tenuta agricola Bulgari-Calissoni, uno degli esempi di realtà rurali minacciate – secondo gli organizzatori – da progetti di cementificazione o impianti industriali “autorizzati dalla Regione Lazio”.
Alla conclusione dell’iniziativa è previsto un momento di confronto pubblico con gli interventi di Francesco Lo Cicero, Francesca Bulgari Calissoni, Sonia Modica e Giosuè Auletta.
L’appuntamento intende ricordare ai cittadini che parte del territorio di Aprilia è stato riconosciuto dallo Stato come “di notevole interesse pubblico”, per il suo valore paesaggistico, culturale e ambientale. Una consapevolezza che, secondo Aprilia Libera, deve tradursi in partecipazione attiva e difesa dei beni comuni.
La manifestazione sarà anche l’occasione per ribadire che la conoscenza del proprio territorio rappresenta la prima forma di cura e resistenza, con l’obiettivo di costruire un futuro più sano e sostenibile per le prossime generazioni.




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