INA DAMYANOVA, è un’importante artista e designer bulgara con numerosi premi e riconoscimenti (un ultimo recentissimo conquistato a Roma qualche giorno fa!) e anni di esperienza nelle arti visive, nella scultura e nella ceramica.
Lo stile distintivo è chiaramente riconoscibile in tutte le sue opere, in vari generi, media e materiali.
Ina espone in uno spazio ibrido e luminoso, quello di Fideuram Private Bankerdi Via del lido a Latina, insieme al fotografo pontino GIOVANNI STOTO.
Si conclude – con questi tre mesi di mostra – il percorso espositivo di MAD con l’autrice proveniente dalla Galleria Bulgaria dell’Istituto Bulgaro di Cultura di Roma che il curatore Fabio D’Achille ha immaginato potersi integrare confrontare con la proposta foto/grafico/architettonica del fotografo italiano. Una mostra di respiro europeo a cavallo della Notte Europea dei Musei nell’ultimo weekend culturale internazionale (17 Maggio).
“In mostra fino al 31 Luglio 2025 le opere di Ina Damyanova – artista ed interior designer – che presenta opere grafiche monocromatiche in grandi dimensioni che nel contrasto creano luci nel buio, come dei percorsi di energia formulati di forme astratte ma non senza uno schema o la volontà di illuminare e costruire nello spazio una serie di forme. Affianco a questi grandi studi grafici emergono sculture con forme interessanti e avvolgenti come rappresentato nelle fotografie in bianco e nero dove l’autrice si svela in relazione con le sue creazioni plastiche. Le sculture sembrano essere la forma, appunto lo sviluppo, di quei percorsi grafici. Le linee monocromatiche libere e immaginarie di INA s’incontrano con quelle rigorose delle costruzioni architettoniche, estrapolate e riquadrate dagli scatti realizzati nei viaggi di GIOVANNI. Documenti di vuoto e pieno, di ombra e luce, di progettato e di rapportato, di abitato e vissuto”. (Fabio D’Achille)
“QUASI è un avverbio usato normalmente per indicare che una qualità non è pienamente raggiunta (scrive Giovanni Stoto dei suoi scatti) difficilmente è associato a un concetto con accezione negativa. Queste immagini vogliono invece dare rilevanza a ciò che non è immediatamente visibile all’occhio, trasformando elementi architettonici in un segno grafico la cui significazione resta, come ci insegna la semiotica, a carico di chi guarda”.
“Fuori dalla forma – racconta direttamente Ina – è una continuazione naturale della mia ricerca nella profondità delle emozioni, degli stati interiori e dei movimenti che ci condizionano. Per uscire da qualcosa, prima devi immergerti dentro, nel suo profondo, sentirla diventare parte di te e diventarne parte anche tu. Soggetto di osservazione e consapevolezza, per me, sono proprio quei movimenti interni invisibili che trovano espressione e costruiscono la nostra forma esterna, negli anni, quasi fosse una conchiglia. Alla ricerca della mia essenza, della libertà di essere autentica, essere me stessa, sul mio cammino sono giunta alla rottura del bozzolo che ho simbolicamente trasformato in mio attributo. L’uscita simbolica dalla forma è in realtà l’uscita dai cliché che ci limitano nella vita, oltre la cornice e tutto quello che accumuliamo in noi con gli anni, rendendolo un nostro secondo corpo e abituandoci a conviverci, nascondendovi dentro le nostre paure, il dolore e la verità, usandolo come corazza, fino a svegliarci un giorno, irrigiditi, col desiderio di lasciarlo perché rimanga solo la nostra essenza. Questa è una trasformazione e reincarnazione interiore, tramutata in volo, in mia crescita personale”.


