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Mondoreale > Blog > Attualità > TERRACINA | Il consumo di suolo continua a minacciare l’ambiente e il paesaggio della città
Attualità

TERRACINA | Il consumo di suolo continua a minacciare l’ambiente e il paesaggio della città

Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2024 13:04
Redazione Pubblicato 16 Dicembre 2024
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Il consumo di suolo continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali in Italia, con impatti diretti sulla vita, la salute e il benessere delle persone, degli animali e della natura. Questo fenomeno è stato analizzato nel nuovo Rapporto 2024 sul Consumo di Suolo in Italia, pubblicato dall’ISPRA in occasione della Giornata Mondiale del Suolo, il 5 dicembre scorso. I dati del rapporto evidenziano una preoccupante tendenza a cementificare, con il nostro Paese che continua a “mangiare” suolo agricolo e naturale a un ritmo insostenibile.

Nel 2023, sono stati cementificati oltre 21.500 km² di suolo, con una continua espansione verso le aree più facilmente accessibili: la fascia costiera, le pianure e i fondi valle, così come le zone agricole vicine ai centri urbani. Ogni anno, in Italia, vengono consumati circa 70 km² di suolo, una superficie equivalente a una nuova città grande come Napoli che appare ogni anno. Un dato inquietante, soprattutto considerando che il consumo di suolo non corrisponde a un aumento proporzionale della popolazione, ma anzi, in soli otto anni, si è consumato 300 mq di suolo per ogni abitante in meno, costruendo per “fantasmi” e sacrificando risorse ecologiche e produttive per far crescere aree sottoutilizzate o abbandonate.

La situazione è particolarmente critica anche a Terracina, un comune che, con il 12,12% di suolo consumato rispetto al totale del suo territorio, si colloca al 9° posto tra i primi 10 comuni laziali, secondo i dati ISPRA 2024. La città ha visto un consumo di 22,04 ettari di suolo all’interno delle Aree Protette (tutte nel Parco Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi) e ben 477,52 ettari nelle vicinanze di corpi idrici, invadendo le aree di bonifica presso i principali fiumi e canali della zona.

Dal 2006, Terracina ha cementificato un’estensione pari a 2319 campi di calcio, e nell’ultimo anno ha aggiunto altri 5 campi di calcio alla sua superficie cementificata. Lottizzazioni residenziali, impianti industriali e altre strutture hanno trasformato i campi e boschi in piazzali, strade e capannoni, nonostante il declino demografico che rende queste espansioni inutili e dannose. Il Comune sembra continuare sulla stessa strada, dando spazio a nuove colate di cemento, specialmente nelle aree costiere e agricole, con progetti che minano il paesaggio e l’equilibrio ecologico della zona.

La situazione è stata denunciata da anni dal Circolo Legambiente di Terracina “Pisco Montano”, che ha messo in evidenza la crescente cementificazione, in particolare nelle aree più vulnerabili. “La cementificazione continua senza sosta, con mezzi leciti e illeciti, e il nostro Circolo è impegnato nella difesa del suolo e del paesaggio da anni,” afferma Anna Giannetti, presidente del Circolo e Consigliere Nazionale di Legambiente. La città ha assistito alla costruzione di ecomostri, soprattutto nell’area dell’ex Corafa, con la creazione di cubature residenziali sul lungomare e vicino ai fiumi. Alcuni progetti, come quello della lottizzazione nella località Scafa di Ponte, minacciano di distruggere aree umide ricche di biodiversità.

Il Circolo Legambiente ha anche sollevato preoccupazioni sulla recente applicazione della Legge Regionale 7 sulla rigenerazione urbana, che secondo loro ha favorito l’espansione incontrollata e la costruzione di strutture enormi, senza considerare l’impatto ambientale. In questo contesto, il Circolo ha recentemente intrapreso azioni legali contro i responsabili di alcune lottizzazioni e abusi, portando avanti una battaglia per la protezione del suolo e della città.

La situazione a Terracina è emblematica di un fenomeno che coinvolge tutta Italia. È necessario un cambiamento radicale nelle politiche urbanistiche, e il Circolo Legambiente chiede al Sindaco e alle autorità locali di puntare su un Piano Regolatore Generale (PRG) che promuova il consumo di suolo zero, favorendo la rigenerazione urbana e la sostenibilità ambientale. “Il nuovo PRG deve orientarsi verso una città ecologica, con una trasformazione qualitativa della città esistente, puntando sul riuso del costruito e sulla riduzione delle cubature in eccesso,” dichiara Giannetti.

Inoltre, Legambiente sostiene che è necessaria una legge nazionale che metta un freno al consumo di suolo e promuova un approccio più sostenibile alla pianificazione urbana. Con l’aumento dei rischi legati al cambiamento climatico, è urgente prevenire il consumo di risorse naturali e contrastare la perdita di servizi ecosistemici, come la protezione dalle inondazioni e la purificazione dell’aria.

Solo con una visione a lungo termine e una vera partecipazione dei cittadini, delle forze economiche e sociali, sarà possibile proteggere il nostro ambiente e garantire un futuro più sostenibile per le generazioni future.

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