Una folla oceanica ha stretto in un abbraccio il Santuario di Nostra Signora delle Grazie per le esequie di Tommaso Alessi: il ricordo di un uomo che ha servito lo Stato con l’umiltà dei giusti.
Alle 10:30, Nettuno si è fermata per l’ultimo saluto a Tommaso Alessi, poliziotto stimato e colonna portante della Scuola di Polizia per Ispettori. Nonostante la maestosità del Santuario, la chiesa più capiente della città, le mura non sono bastate a contenere il fiume di persone accorse: centinaia di cittadini sono rimasti sul sagrato, uniti in una preghiera corale che ha testimoniato quanto profondo sia il solco di bene lasciato da quest’uomo. Tommaso non era solo un poliziotto in divisa; era un dispensatore di serenità. Chi lo ha conosciuto descrive quella dote rara di saper trasformare una giornata storta in un momento di speranza. Era l’uomo del sorriso immancabile, capace di disinnescare la rabbia e la stanchezza con una parola di incoraggiamento, lasciando in chiunque lo incontrasse un senso di benessere contagioso.
La presenza massiccia dei vertici della Scuola di Polizia, dal nuovo Direttore Dr.ssa Maria Teresa Panone ai numerosi funzionari, fino alla schiera infinita di colleghi in uniforme, ha trasformato le esequie in un tributo d’onore a un servitore dello Stato che non ha mai cercato il prestigio del grado, ma l’eccellenza dell’umanità. Tommaso viveva per le sue figlie, il suo orgoglio più grande: durante i turni di servizio, non perdeva occasione per mostrare le loro foto, fiero di vederle seguire le sue orme nelle Forze dell’Ordine, segno di un’eredità di valori trasmessa con l’esempio, prima che con le parole.
Accanto alla divisa e all’amore per la famiglia, Tommaso coltivava passioni che raccontavano la sua anima bella: la cura meticolosa del giardinaggio, dove amava la bellezza di ogni singolo fiore, e il senso di libertà che trovava lassù nel cielo, volando con il deltaplano e gli ultraleggeri. Passioni che parlano di chi sa prendersi cura della terra ma sa anche guardare oltre l’orizzonte.
Il rito funebre è stato celebrato da Padre Antonio Gebrael Raaidy, cappellano della caserma e amico di lunga data di Tommaso. Le sue parole sono state lame di commozione che hanno trafitto il cuore della congregazione: “In tanti anni” – ha ricordato Don Antonio con voce rotta – “non c’è stato nemmeno un giorno in cui, vedendomi, Tommaso non mi fosse venuto incontro per un saluto. Non un giorno.”
Un dettaglio semplice che restituisce la grandezza di un uomo che faceva della cortesia un atto di fede quotidiano. Nettuno oggi saluta un suo concittadino, uno dei migliori. Tommaso Alessi se ne va così come è vissuto: senza aspirare ad onori, ma dedicando ogni istante alla semplicità del lavoro, alla famiglia e all’affetto per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino.


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