Il giovane Matteo Pietrosanti perdeva la vita due anni e mezzo fa, in quel drammatico 3 marzo 2022 sul terreno di gioco dello stadio “D’Annibale” di Priverno dopo aver avuto un malore durante un allenamento con la sua squadra. Da quel giorno la sua famiglia non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia su questa tragedia, opponendosi con tutte le loro forze e con il supporto dei loro avvocati alle richieste di archiviazione.
L’inchiesta e le indagini vanno avanti e nel frattempo, nel mese di gennaio di quest’anno è arrivata la decisione del tribunale federale territoriale del Comitato Regionale del Lazio, che aveva disposto sei mesi di inibizione nei confronti di Fabio Lamesi e 1.000 euro di ammenda alla società “A.Palluzzi”.
Adesso il caso è arrivato anche in commissione giustizia, grazie ad un’interrogazione dei parlamentari Giorgio Mulè e Tommaso Calderone di Forza Italia, per sapere lo stato di avanzamento della vicenda e con una possibile svolta che potrebbe arrivare a breve.
Nella risposta del sottosegretario Andrea Ostellari si legge: “Dalla relazione trasmessa dalla procura della repubblica di Latina, opportunamente interpellata dall’articolazione ministeriale competente, emerge che in relazione al decesso, per arresto cardiaco, di Matteo Pietrosanti, le indagini si sono da subito concentrate nell’accertamento di eventuali responsabilità innanzitutto con riguardo alla presenza in loco di strumentazioni idonee alla rianimazione e personale in grado di poterle utilizzare. È noto, infatti, che la legge 4 agosto del 2021, n. 116, recante “disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici”, impone anche alle società sportive dilettantistiche l’obbligo di dotarsi di defibrillatori”.
“Risulta – continua Ostellari – che la società sportiva in questione aveva nella propria disponibilità un defibrillatore che però al momento del fatto non è stato utilizzato. Dalla consulenza tecnica disposta dal p.m. emerge testualmente che “[…] gli accertamenti medico-legali disposti in occasione di tale evento, hanno evidenziato come la patologia di cui soffriva il giovane era tale che, seppur fosse stato impiegato il defibrillatore, l’evento infausto non si sarebbe potuto evitare”. Ed è sulla scorta di tali considerazioni che è stata richiesta l’archiviazione, successivamente opposta. Il GIP ha disposto indagini integrative consistenti in una ulteriore attività di consulenza medica legale. Il pubblico ministero, sulla scorta delle ulteriori conclusioni dei consulenti medici, si determinava nuovamente per l’archiviazione a cui seguiva nuova opposizione”.
Sul caso sono arrivate due richieste di archiviazione, prontamente respinte dalla famiglia, che attraverso i suoi avvocati continua a lottare per avere giustizia. Qui arriva la novità sul caso, sempre dalle parole del sottosegretario Ostellari: “Il GIP ha assicurato che il ricorso verrà prontamente trattato mediante fissazione dell’udienza camerale. Il Ministro della giustizia, nell’esercizio delle proprie prerogative, non mancherà di assicurare, come sempre, la propria vigilanza”.
In risposta il parlamentare Giorgio Mulè ha poi spiegato: “Abbiamo una famiglia che chiede giustizia, che ha contestato la consulenza tecnica del perito di parte portando nuovi documenti, portando una perizia medica che espone “tra il 70 e il 90% se si fosse intervenuto entro tre minuti dall’evento, ci sarebbe stata l’altissima probabilità di successo, che significa poi il mantenimento in vita del giovanissimo”.


