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Attualità

LATINA | Aumento della tariffa idrica, le associazioni dei consumatori chiedono chiarimenti

Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2024 11:37
Redazione Pubblicato 1 Novembre 2024
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“Le scriventi Associazioni di tutela dei Consumatori A.E.C.I., Assoconfam, Codacons, Codici e Fedicons, ritengono inaccettabili le affermazioni dell’A.D. di Acqualatina riportate recentemente su alcuni organi di informazione, sia locali che nazionali. Infatti l’A.D. Marco Lombardi, conferma, di fatto, il piano industriale fatto dal socio privato senza il coinvolgimento del socio di maggioranza ovvero i sindaci dell’intero Ato4. Ma il fattore più preoccupante è dovuto, secondo il socio privato, dal fatto che meno risorse meno investimenti, pertanto dal 9,5% si passa al 6 % per i prossimi tre anni, in tal modo, apparentemente venendo incontro alle richieste dei sindaci, ma, in effetti, diminuendo la quantità di riduzioni delle dispersioni di acqua lungo la rete idrica gestita da Acqualatina.

A questo proposito riteniamo opportuno sollevare una questione della quale sembra che nessuno si ricordi: tuttavia, riteniamo doveroso chiederci: “ma le risorse per gli investimenti devono essere prese solo dagli utenti ovvero dai cittadini e da tutti gli altri soggetti utenti di Acqualatina?”. Ci chiediamo, ancora, quali risorse economiche e finanziarie mette a disposizione il socio privato? Quali altre fonti di finanziamento sono state individuate per reperire ulteriori risorse, quali, ad esempio richieste a fondo perduto presso il Ministero, oppure finanziamenti a tasso agevolato presso le banche europee e così via, ma niente di tutto sembra che venga fatto, per cui l’unica risorsa certa ed esigibile è mettere le mani in tasca agli utenti, utilizzati come bancomat. Abbiamo la seria impressione che ciò equivalga a utilizzare gli utenti per addossare loro le perdite e, invece, privatizzare gli utili, peraltro senza ripartirli con il socio pubblico, ovvero i Comuni. Utili che non sono pochi, considerato che praticamente da sempre la Società chiude i bilanci con utili di svariati milioni di euro, e ciò al netto delle morosità, che se non raggiungessero l’incredibile e non tollerabile cifra di 150 milioni di euro (così come dichiarata dall’AD) porterebbero gli utili di bilancio annuali a livelli paradossalmente sin troppo elevati e, quindi, tali da non poter giustificare e pretendere alcun aumento tariffario.

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Altra dichiarazione che lascia interdetti è quella secondo cui inizialmente i fondi del PNRR 350 milioni di euro dovevano servire per sanare buona parte delle dispersioni idriche fino al 2029, portandole così alla media nazionale ovvero al 30%. Per la dispersione, nell’intervista letta su un quotidiano, si specifica anche che i fondi del PNRR si esauriranno nel 2025 e che, successivamente, Acqualatina dovrà ricorrere ad altre fonti di contribuzioni per arrivare al 2029 riducendo le perdite che, per effetto degli interventi, passerebbero dall’attuale 75% al 30 %. Ci chiediamo se queste affermazioni siano frutto di un attento studio scientifico circa la reale situazione delle reti o sono numeri buttati a caso per farci digerire questo aumento delle tariffe. Infatti, più volte abbiamo chiesto in base a quali rilievi siano state quantificati livelli di dispersione ancora così elevati, pur avendo ormai superato abbondantemente i due terzi del perdio della gestione del Sistema Idrico da parte di Acqualatina, che è iniziato nel 2002 e terminerà nel 2032, ovvero tra meno di 8 anni e se appare credibile che nel giro di così poco tempo possa essere raggiunta una quota del 30%, sebbene siano stati spesi moltissime risorse pubbliche e degli utenti per ridurre le perdite senza che gli obiettivi promessi, anzi, persino garantiti, non sembra siano stati raggiunti.

Ed allora ci chiediamo, ma vorremmo che la richiesta venisse rivolta da qualcun altro: con tutti i soldi che sono stati prelevati agli utenti e tutti quelli provenienti da finanziamenti pubblici, cosa è stato fatto? Quale impiego hanno avuto? Perché non sono state ridotte le dispersioni dell’acqua tanto che il nostro territorio è quello che registra forse ancora il primato negativo in Italia? A questo punto riteniamo opportuno mettere in guardia i comuni che dovranno deliberare l’aumento tariffario imposto dal gestore, auspicando un serio approfondimento di quanto già fatto da Acqualatina nel corso degli ultimi 10 anni e invitando i sindaci a leggere le delibere precedenti dove già era stato deliberato un piano di risanamento delle reti con un aumento annuo del 3,9% fino al 2017 per ridurre la dispersione idrica portandola al 39%.

Come Associazioni ci auguriamo che Acqualatina finalmente fornisca la documentazione dettagliata degli interventi milionari effettuati sulle nostre reti a partire dall’approvazione del piano straordinario deliberato circa 10 anni orsono perché se all’epoca la dispersione idrica era del 70 % oggi, nonostante i milioni di euro spesi, viene resa nota una dispersione del 75%! Ci aspettiamo che i soci di maggioranza facciano chiarezza anche su quest’aspetto al fine di fornire anche ai loro stessi concittadini spiegazioni valide e concrete. Ci auguriamo che anche la magistratura voglia effettuare i dovuti accertamenti per verificare perché nonostante i milioni di euro spesi per ridurre la dispersione, a distanza di anni, paradossalmente, la dispersione è persino aumentata. Le associazioni dei consumatori firmatarie del documento non si fermeranno e chiederemo tanto alla parte privata Italgas acque e ancor di più ai sindaci che ci rappresentano e che costituiscono i soci di maggioranza di Acqualatina di voler rendere conto delle loro attività e, soprattutto, di essere finalmente chiari perché gli utenti sono stanchi di essere considerati dei semplici bancomat da utilizzare a proprio piacimento e non portatori di diritti. Anche perché è sin troppo facile fare gli imprenditori senza correre i rischi tipici degli imprenditori, cioè senza impegnare capitali propri ma utilizzando il denaro degli utenti, a cui non solo non devi restituire nulla ma sul quale non si devono neppure pagare interessi!” lo dichiarano in una nota le associazioni A.E.C.I., Assoconfam, Codacons, Codici e Fedicons.

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