È partito il conto alla rovescia per scoprire quale tra le 10 città finaliste sarà nominata Capitale italiana della Cultura 2026. Tra storia e tradizione l’iniziativa della Capitale della Cultura, istituita nel 2014 con il titolo conferito annualmente a una città da parte del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della cultura, mira a valorizzare il patrimonio socioculturale sulla scia delle Capitali Europee della cultura. La sala Spadolini del Ministero della Cultura di Roma è pronta ad ospitare la cerimonia di proclamazione della città vincitrice del titolo, alla presenza del Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e della giuria presieduta da Davide Maria Desario.
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Il 4 e il 5 marzo appena trascorsi le città finaliste hanno presentato i loro dossier in due audizioni pubbliche. La provincia di Latina è decisamente ben rappresentata con la città capoluogo e il suo progetto “Latina bonum facere” e quella di Gaeta con il dossier “Blu, il Clima della cultura”. Stesso momento per le città laziali ma diverso clima alla vigilia dell’appuntamento decisivo: Gaeta attende trepidante l’esito mentre Latina deve fare i conti con visioni diamentralemente opposte, sulla forza della proposta di progetto, che si sono scatenate tramite polemiche via social. Al verdetto finale non manca molto con l’appuntamento di domani che sarà particolarmente sotto i riflettori degli addetti ai lavori.
Tra le 10 città finaliste insieme a Latina con “Latina bonum facere” e Gaeta con “Blu, il Clima della cultura” sono presenti: Agnone (Isernia) con “Agnone 2026: Fuoco dentro. Margine al centro”; Alba (Cuneo) con “Vivere è cominciare. Langhe e Roero, un’altra storia”; L’Aquila con “L’Aquila. Città Multiverso”; Lucera (Foggia) con “Lucera 2026: Crocevia di Popoli e Culture”; Maratea (Potenza) con “Maratea 2026. Il futuro parte da un viaggio millenario”; Rimini con “Vieni oltre. Il futuro qui e ora”; Treviso con “I sensi della Cultura” ed infine l’Unione dei Comuni Valdichiana Senese (Siena) con “Valdichiana 2026, seme d’Italia”.


