Sfregiata a Latina la panchina delle donne vittime di violenza, inaugurata a l’8 marzo con la partecipazione dei componenti del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Latina, del Consiglio dell’Ordine e della Presidente del tribunale, Caterina Chiaravallotti. Doveva essere, ed è, il “simbolo di lotta contro ogni tipo di violenza sulle donne”. Una panchina che ha un significato che va al di là della decorazione di un elemento di arredo urbano, che permette sì alle nostre piazze di essere più belle e colorate, ma che ricorda che ancora oggi nel 2023 che esiste la violenza di genere, retaggio di una cultura maschilista, distorta e del non rispetto, che rende donne oggetto di possesso e non esseri umani con propri desideri, aspirazioni ed emozioni.
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La panchina rossa di piazza Buozzi si inserisce peraltro in un complesso di azioni del Cpo volto a sensibilizzare il più possibile contro la violenza sulle donne, e qualcuno in questo giorni ha voluto cancellare la parola “Donne”. Il danno sulla targa è minimo, nel giro di poche ore se ne potrà fare un’altra un’altra di targa o si potrà aggiustare quella che già c’è. Ma il peso simbolico di quello sfregio è molto più alto, simbolico, nei giorni in cui l’opinione pubblica è in fiamme per via delle violenze subite da ragazze giovanissime, due ancora bambine e per il gesto registrato al lido di Latina, dove un gruppo di ragazzini ha filmato le parti intime di una coetanea che si era sentita male. Comunque la si veda quella cancellatura è uno sfregio, una sfida, una sconfitta e un passo indietro. Però recuperabile.




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