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Lettura: VITERBO, “Capsula del Tempo” al Sacro Bosco di Bomarzo: per la prima volta l’arte contemporanea negli spazi mistici del Parco dei Mostri
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Mondoreale > Blog > Cultura & Eventi > VITERBO, “Capsula del Tempo” al Sacro Bosco di Bomarzo: per la prima volta l’arte contemporanea negli spazi mistici del Parco dei Mostri
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VITERBO, “Capsula del Tempo” al Sacro Bosco di Bomarzo: per la prima volta l’arte contemporanea negli spazi mistici del Parco dei Mostri

Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2022 17:21
Maria Giuseppina Campagna Pubblicato 2 Luglio 2022
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Per la prima volta, l’arte contemporanea incontra l’arte in ogni sua forma nella dimensione mistica e onirica del Sacro Bosco di Bomarzo (VT), grazie alla mostra Capsula del Tempo con le sculture di Tommaso Cascella e Sandro Scarmiglia. Dal 16 luglio al 23 ottobre – nella cornice di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, al fianco di case storte e bocche fuori misura, metamorfosi di corpi e animali – sarà possibile ammirare le creazioni contemporanee di due scultori di chiara fama che, sin dagli anni ’90, hanno fatto della scultura e dell’arte la propria ragione di vita, tra ricerca e contaminazione. Entrambi romani, Tommaso Cascella e Sandro Scarmiglia, con le loro sculture, ripropongono lo spaesamento che ogni avventore può avvertire e subire nel Sacro Bosco di Bomarzo, attraversando così un ponte temporale che si riconnette direttamente a questo luogo. Capsula del Tempo finisce dunque per creare un nuovo mistero in un confronto e dialogo e, con un cortocircuito temporale, fa proprio il messaggio cifrato lasciato dall’Orsini.

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È il 1552 – di fatto – quando Vicino Orsini inventa il suo Sacro Bosco ‘Sol per sfogare il core’ dando inizio alla costruzione di uno dei luoghi più enigmatici del Rinascimento. Nel piccolo feudo di Bomarzo, Orsini crea un giardino surreale, straordinario e disorientante, un labirinto ermeneutico. In epoca contemporanea Salvador Dalì per primo, poi Marcel Duchamp, André Breton, Willem de Kooning, Niki de Saint Phalle e molti altri personaggi dell’arte e della cultura visitano e rimangono affascinati dal mondo di Vicino, che dagli anni ’50 del secolo scorso è divenuto di proprietà e poi recuperato dalla famiglia Bettini. Un luogo che fa dell’arte il proprio strumento ma anche l’unico fine. Cascella e Scarmiglia, per le loro forme arcaiche, usano il ferro e il cemento per datare il nostro tempo tecnologico e precario. In una conversazione a due – anzi a tre considerando Vicino – riprendono il fantastico e l’alchemico del Parco, inglobando tutto in un gioco di forma e luce intenso e fluido, in assoluta relazione e armonia con lo spazio.

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È in questa dimensione che entrerà il visitatore di Capsula del Tempo. E qui ci si auspica che possa ritrovarsi immerso, camminando attraverso quest’arte misterica e senza tempo, e in contatto con altre dimensioni. Un dialogo fra misteri, fra arti plastiche, in comunicazione tra loro lungo la linea del tempo e – al tempo stesso – con la stessa dimensione creativa a cui l’arte attinge da sempre, traendone fonte e ispirazione. È proprio in questa sfera di creazione e mistero che si incontrano, un universo parallelo e fantastico sospeso nello spazio e nel tempo al quale attinge l’arte e il nostro inconscio. La mostra nasce dall’iniziativa congiunta tra il Sacro Bosco e l’Associazione Culturale ‘Arte e Benessere’ di Bomarzo, ed anticipa un denso programma di eventi per il cinquecentenario della nascita di Vicino Orsini che ricorrerà nel 2023.

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