MUSICA: intervista a Valentina Ferrari, la “Killer Queen” del musical italiano

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Incontriamo Valentina Ferrari, stella del musical italiano e artista poliedrica: cantante, attrice, vocal coach, art director, song writer, performer, creativa. Ha un background artistico in continua evoluzione in tutti i campi performativi dello showbiz, dal teatro alla TV, radio, Live Music, scrittura musicale, sceneggiatura, videoclip. Protagonista affermata nei migliori Musical Italiani come “We Will Rock You”, scelta dagli stessi Queen come interprete nel ruolo di “Killer Queen” in tutti i Tour italiani, attualmente è Direttore Artistico e Vocal Coach dello spettacolo. Ha lavorato in “Romeo e Giulietta”, “Ama e cambia il mondo”, “Priscilla la Regina del Deserto”, “Hair”; è interprete italiana del progetto sinfonico BBC Planet Heart (National Geographic) con le musiche di George Fenton.
Sono numerose le collaborazioni artistiche nazionali ed internazionali con prestigiosi musicisti, case di moda, spettacoli performativi e come creativa; carisma, professionalita’, passione, ricerca e tanta follia caratterizzano la sua personalita’ed essenza. Si definisce “un vulcano di esperienze ed energia sempre in prima linea per l’arte a 360° con tutta la sua bellezza perchè l’adrenalina della vita viaggia sui binari infiniti delle emozioni”.

Sono lieta di intervistare Valentina Ferrari, la “voce nera” del musical italiano. Valentina, sei approdata al musical per caso o per una scelta ponderata?

Carissima Antonella, grazie per avermi coinvolta in questo interessantissimo scambio di storie ed arte. Con molto piacere cercherò di riassumere raccontandoti il mio variegato ed imprevedibile percorso artistico che ad oggi continua ad arricchirsi di esperienze preziose e di ricerca. Il mio ingaggio ufficiale nel mondo del Musical è avvenuto con grande consapevolezza e sacrificio.
Dopo aver fatto tanta TV e Teatro continuando a portare avanti lo studio delle varie discipline performative, ho avuto una grandissima occasione che ha dato il via alla mia carriera completa di
performer. Consapevole del particolare range e timbro vocale che mi caratterizza, all’epoca le produzioni italiane distribuivano spettacoli con tessiture diverse e lontane dalla mia natura vocale. Ma un bel giorno una mia collega mi chiamò dicendomi che mi dovevo assolutamente candidare per una nuova audizione, una coproduzione tra Italia e UK. Il musical in questione era “WE WILL ROCK YOU” dei Queen e Ben Elton in collaborazione con Barley Arts, nota produzione italiana di Claudio Trotta; nello specifico mi sarei dovuta proporre per il ruolo dell’antagonista. la temibile e carismatica “Killer Queen”. Dopo aver sostenuto diverse giornate di provini tra Roma e Milano durante le quali abbiamo tenuto prove di canto, danza e recitazione, i selezionati per la rosa del Final Call Back vennero convocati per l’ultimo provino presso il meraviglioso Teatro della Luna di Assago, ed io ero tra questi. Alla fine Mr. Brian May mi disse: ”You are my Killer Queen!”. Da lì iniziò la mia grande ed impagabile avventura che mi ha permesso di condividere il palco con lo stesso Brian May, di vestire i panni di tantissimi e diversi personaggi, di respirare l’aria e calcare i palchi dei più grandi teatri d’Italia. Le mie collaborazioni artistiche sono tante, per citarne alcune “WE WILL ROCK YOU”, “HAIR” ,”PRISCILLA LA REGINA DEL DESERTO”, ”ROMEO E GIULIETTA “, “AMA E CAMBIA IL MONDO”, “LA REGINA DI GHIACCIO”,”RAPUNZEL” etc. che mi hanno permesso di crescere e condividere esperienze con tanti professionisti del settore continuando ad arricchire il mio percorso sempre alla ricerca di tante sfaccettature e soprattutto di grande comunicazione.

Hai ricoperto ruoli da protagonista in spettacoli di grandissimo respiro. Trovi che la critica italiana e soprattutto il pubblico sia in sintonia con questo genere artistico, famosissimo nei paesi anglosassoni?

Il pubblico è la cassa di risonanza per eccellenza. Chi sale su un palco riveste il ruolo del messaggero, racconta una e tante storie ed è un compito difficilissimo. Il pubblico è sovrano ed emozionare è la nostra missione. Ad oggi non mi sento di fare distinzioni tra gli usi e costumi dei diversi paesi soprattutto a livello artistico/culturale . Nonostante l’Italia si distingua per l’opera, la commedia, la musica leggera, il cinema trovo che ci sia una dimensione molto preparata e professionale anche in campo teatrale riguardo al musical. Molti artisti italiani lavorano anche all’estero ed il pubblico oggi mostra maggior interesse e partecipazione per questo genere di spettacoli che hanno notevole presenza nei palinsesti di tutti i teatri italiani. Le Produzioni italiane sono tante e ben organizzate, forse quello che sicuramente manca è un sostegno maggiore a livello economico e di tutela verso chi produce e verso gli artisti stessi.

La tua voce è straordinaria e non voglio azzardare paragoni, hai un timbro unico e inconfondibile; ti senti legata a un certo tipo di interpretazione?

La mia voce è “unconventional”. La voce in sé è un universo sconfinato e meraviglioso da scoprire, formare ed utilizzare, ed è stato anche il mezzo che mi ha permesso di lavorare tanto in Italia ed all’estero. Io vengo da tante storie, da tante voci e la mia voce è compagna indiscussa di tutti i miei percorsi. Potremmo aprire un capitolo infinito di considerazioni e confronti. Ad oggi ancora studio e mi perfeziono sia per curiosità sia per approfondimento. Facendo questo mestiere a trecentosessanta gradi è fondamentale l’allenamento, la ricerca e lo studio con l’obiettivo di migliorarsi e mettersi sempre in discussione. Sono una caratterista, vengo ingaggiata soprattutto per ruoli d’impatto come ad esempio possono essere gli antagonisti….i famosi cattivi ma anche ruoli molto brillanti e comici. Ho sofferto molto in adolescenza perchè spesso venivo messa da parte e discriminata proprio per il mio timbro ed attitudine vocale e spesso anche per il mio troppo entusiasmo (come se fosse un elemento di fastidio) ma non ho mai mollato. Ho sempre creduto che dietro a tutto questo istinto che mi caratterizzava ci fosse un disegno che avrei dovuto perseguire soprattutto davanti alle tante difficoltà che si possono vivere venendo da una piccola realtà di provincia e dall’impossibilità spesso di avere i mezzi, conoscenze e le famose “dritte”. Ho seguito il mio percorso senza l’aiuto di nessuno, solo continuando a credere sempre in me stessa perchè inseguivo questa sensazione di libertà e di vita che la musica e tutte le sue sfumature mi trasmettevano, mi facevano sentire viva e soprattutto come medicina per affrontare il dolore, la sofferenza. Così di conseguenza ha reagito la mia voce , mi ha caratterizzata sin da subito poichè notavo e si notava che aveva questa caratteristica black, tipica della soul music, del Rock, del Gospel, del Funk…ed io ci “sguazzavo” volentieri poichè mi sono sempre sentita ispirata ed appartenente ad un’estrazione musicale culturale non italiana. Ce l’avevo nel sangue ed ancora oggi spontaneamente ogni volta che ascolto o affronto un brano sento quel flusso caldo ed inconfondibile che mi pervade e che caratterizzerei con i due termini POWER and GROOVE, che sono impulsi continui. Nella mia natura ci sono tanti mix vocali ed interpretativi, ho sviluppato una continua ricerca nel personalizzare sempre tutto ciò che studio e che eseguo. Trovo affascinante spaziare tra i suoni, le vibrazioni, le emozioni che la voce trasmette. Non siamo cloni di qualcosa o qualcuno,non dobbiamo essere omologati per sentirci in sintonia con gli altri, la personalità è importante per l’individuo stesso e per l’insieme, la diversità crea colore: nella mia diversità ho trovato la mia completezza.

Amare il musical significa unire alla voce la corporeità, la narrazione, lo spazio. Qual è l’impegno performativo per un’artista come te?

Le varie discipline che caratterizzano nello specifico il mondo del Musical sono molto complesse e richiedono impegno, dedizione e costanza. Le arti performative sono in continua evoluzione, sia a livello di tecnica che di messa in scena e stare al passo con i tempi è importante poichè viviamo in un’era dove tutto si evolve e sviluppa velocemente. Ad oggi ci sono molte realtà di avviamento professionale con grandi qualità e preparazione. Attenzione però a pensare di poter fare un pò di tutto o adattarsi; oltre al talento è necessario focalizzare gli obiettivi di un percorso artistico e puntare ad una formazione completa se si sceglie di diventare performer. Questo non esclude comunque altri percorsi artistici che possono essere tenuti in considerazione se si sceglie invece un obiettivo specifico ad esempio fare solo l’attore, il cantante, il danzatore, etc. Nulla esclude l’altro ma nel musical le skills richieste, fatta eccezione per alcuni ruoli, sono tre: recitazione, canto e danza. Non occupandomi solo di musical tengo in continuo allenamento la mia natura performativa e continuo ad apprendere cose nuove grazie anche alle occasioni preziose che mi si presentano in campo professionale. Lavorando, insegnando e curando la direzione artistica di diverse produzioni, ho modo di assorbire e trasmettere continuamente tenendo allenate le tecniche, studio molto e mi aggiorno. La cura di se stessi è fondamentale sia fisicamente sia mentalmente, noi siamo il nostro biglietto da visita e per me vale la legge del farsi trovare sempre pronti, preparati e professionali.

Lo stato attuale del musical in Italia: la pandemia è cosa passata o le produzioni hanno ancora incertezze sul futuro?

Il tasto “PANDEMIA” è la nota stonata di questa grande sinfonia. Inutile negare la grande difficoltà e sofferenza scaturita da questo evento devastante. Il nostro settore come tanti altri è stato messo in ginocchio e ad oggi siamo ancora in balia degli eventi che continuano a rimbalzarci senza certezze o scadenze. Fortunatamente alcuni sono riusciti a ripartire recuperando spettacoli sospesi ma rimane una grande falla soprattutto per le grandi produzioni, non meno importante è poi la gestione della nostra figura professionale. Gli artisti come me sono regolari lavoratori ed avrebbero diritto ad essere riconosciuti come tali. Mai come in questo momento abbiamo subito una discriminazione che ha mietuto vittime sotto tutti i punti di vista. Lo Stato ha fallito in tutto cercando di indorarci la pillola con dei piccoli sostegni una tantum che, comprenderete, non hanno aiutato proprio per niente. Parlo del mio settore senza aprire il vaso di Pandora sulla disastrosa situazione generale di tutti. Continuiamo a vivere nella speranza che tutto riprenda e che ci si possa riabbracciare, rivedere ed emozionare ma la strada è ancora in salita e purtroppo piena di cartelli che portano ad un solo paese che si chiama “precariato”. Il Rinascimento insegna che dopo un periodo di buio la luce può tornare a rinnovare la vita e le attività delle persone, rimango fiduciosa affinchè questo avvenga.

Siamo ansiosi di rivederti nelle tue magnifiche interpretazioni. È d’obbligo chiederti quali sono i progetti per il futuro.

Cosa bolle in pentola? Come si direbbe al Nord: “Tanta roba!” Siamo pronti a riprendere in mano i vari tour sospesi nello scorso anno e all’orizzonte si stanno aprendo anche tante nuove collaborazioni. Essendo una creativa ho approfittato di questo periodo di standby per portare avanti anche progetti personali e ne sto vedendo la crescita. Ho scritto una commedia musicale divertentissima tutta mia che tocca varie tematiche importanti ma con tanta ironia: quotidiane storie rocambolesche di personaggi molto particolari, ispirati a persone che ho incontrato realmente nella mia vita. Intrecceranno le loro esistenze in equivoci e coincidenze strane a suon di musica funk, rock, dance tutta inedita e scritta in parte con Randy Roberts, mio carissimo amico, collega e collaboratore. Si tratta di un poliziesco anni Settanta ambientato nella periferia romana e pieno di colpi di scena e sane risate, ma la novità consiste nel fatto che lo spettacolo è interattivo e coinvolge il pubblico in prima persona. Insomma, ne vedremo delle belle, ora serve solo la produzione. Sto scrivendo inoltre una serie TV fantasy e continuo a collaborare come artista freelance, vocal coach, direttore artistico, songwriter ed insegnante. Il mio vulcano di idee e collaborazioni è sempre attivo e pronto a tutto, la condivisione è fondamentale. Vorrei portare leggerezza e bellezza nella comunicazione e magari creare un collettivo artistico che possa sostenere e dare vita alla creatività anche nelle piccole realtà e magari dare un’alternativa concreta di vita ai giovani che vivono più ai margini.

Ci hai comunicato questa bellezza nel miglior modo possibile, Valentina. Grazie ancora per questa intervista e aspettiamo di sognare con i meravigliosi colori della tua voce.

Antonia Rizzo

 

 

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