Potrebbe essere l’astensionismo il vero “nemico” della tornata elettorale prevista a Sezze i prossimi 3 e 4 ottobre. La scelta consapevole, ragionata o meno, di non recarsi alle urne e far valere un diritto per il quale i nostri avi hanno a lungo combattuto potrebbe inevitabilmente influenzare in un modo o in un altro l’esito di una tornata particolarmente importante per la città, reduce dal secondo periodo di commissariamento, dopo l’ultimo datato 2006/2007 e reduce, soprattutto, da un periodo complicato iniziato a marzo con gli sviluppi dell’indagine condotta sui noti fatti del cimitero comunale, sui quali alcune luci dovranno ancora essere accese.
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Proprio quegli episodi, paradossalmente, se da un lato hanno spinto molti cittadini a dirsi pronti a recarsi alle urne e a fornire con una matita un giudizio nel merito di alcune scelte amministrative ritenute sbagliate, dall’altro ha concorso ad allargare ulteriormente il divario tra ente e cittadini, alcuni dei quali hanno palesemente reso noti sui Social i motivi che li terranno volutamente lontani dalla urne, spiegando, in maniera legittima ma forse superficiale, che ormai tutta la politica è marcia e che non sarà il voto a mutare lo status quo. Un elemento, questo, che va ad unirsi a tutti quei cittadini (una buona quota parte) che ormai da anni sostengono che la classe politica setina e le proposte avanzate siano poco credibili e che quindi decidono di astenersi dal voto, salvo poi magari iniziare a criticare chiunque arrivi a governare già dal giorno successivo alle elezioni.
La storia recente, però, sotto questo punto di vista preoccupa e non poco. Lontani sembrano gli anni in cui solo uno scarso 15% della cittadinanza avente diritto decideva di non recarsi alle urne. Nel 1994, anno in cui per la prima volta si procedette all’elezioni diretta del sindaco, a recarsi a votare andò l’83,19 % degli aventi diritto, che sancì la vittoria di Siddera sui suoi competitors Fausto Filigenzi, Pietro De Angelis, Roberto Proia ed Ernesto Carlo Di Pastina. Nel 1998 a Sezze si verificò il primo ballottaggio della storia, che coincide anche con il minor numero di aventi diritto recatisi alle urne: al secondo turno, infatti, quando si trattava di scegliere tra il Siddera-bis e la proposta programmatica di Luigi Ottaviani, solo il 54,25% dei cittadini si recò ai seggi. Nel 2003 un altro ballottaggio e numeri leggermente più alti, nel 2007 il record (con l’84,88% a votare), ma nelle ultime due tornate un brusco calo, 74,26% nel 2012, solo il 67,13% quattro anni fa.




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