SEZZE, la nota di SBC sulle operatrici scuolabus a Sezze

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La pandemia, che ancora presenta strascichi a tratti preoccupanti, avrebbe dovuto migliorarci tutti se non altro per il semplice motivo di sentirsi appartenenti ad un contesto privo di confini e barriere sociali.
L’espressione “mal comune mezzo gaudio” è sicuramente calzante per rendere l’idea della condizione in cui intere comunità versano dopo la devastante ondata pandemica. A tal fine, ognuno, per propria competenza e ruolo, dovrebbe farsi carico di aiutare il prossimo a superare i momenti drammatici che stiamo attraversando.
Non sempre sembra possibile il cammino verso la solidarietà, basti osservare come si stia consumando in sordina la situazione disperata di un gruppo di lavoratori “precari”, alle dipendenze della S.P.L. partecipata del Comune di Sezze, in maggioranza composta da donne.
Proprio le donne rappresentano la categoria sociale che più di ogni altra sta pagando un prezzo troppo elevato sul piano professionale e personale e riteniamo sia importante fare un grande sforzo per arrivare ad una soluzione condivisa e che possa restituire le giuste garanzie a chi lavora onestamente e che si trova oggi a lanciare un grido d’aiuto per una condizione di grave difficoltà e che toglie ossigeno minando la dignità personale.
A tal fine, ci teniamo ad esprimere piena solidarietà nei confronti delle operatrici scuolabus di Sezze che si trovano a vivere una condizione precaria di lavoro in un momento in cui sono acutizzati i disagi causati della pandemia da COVID SARS 19.
“Pane e rose” non dovrebbe mancare a nessuno perché solo la garanzia del lavoro può assicurare l’equilibrio sociale di convivenza e può evitare che sacche malavitose possano sostituirsi ai doveri politici la cui azione deve trasformarsi in concrete azioni istituzionali.
E’ doveroso da parte nostra esprimere, oltre alla solidarietà, l’impegno di coadiuvare la delicata fase con un confronto che possa trovare la giusta soluzione tra sindacati ed istituzioni preposte al fine di garantire una giusta e dignitosa collocazione a questo gruppo di donne e uomini che rappresentano un pezzo della nostra comunità e che non vanno lasciati soli ma vanno supportati perché la la loro storia rappresenta il simbolo di giustizia sociale a cui un progetto politico, che ha a cuore la propria gente, non può sottrarsi.

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