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Mondoreale > Blog > Speciali > DANIELE NARDI, nostro orgoglio e nostro dolore
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DANIELE NARDI, nostro orgoglio e nostro dolore

Ultimo aggiornamento: 29 Febbraio 2020 14:38
Simone Di Giulio Pubblicato 29 Febbraio 2020
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di Lucia Fusco

Ogni dolore, come la neve in una boccia di vetro, si sedimenta nel pavimento della nostra anima ma non scompare mai più, pronta a volare a noi appena si scuote. Così per Daniele Nardi, il sezzese primo e unico scalatore degli Ottomila del mondo nato a sud di Roma. Il 27 febbraio a Pontenuovo, nei locali della palestra The Champion, si è svolta la presentazione dell’ormai celebre libro di Alessandra Carati con le scelte, la vita, la via che ha condotto l’atleta pontino fino allo Sperone Mummery. La scrittrice ha raccontato la sua esperienza al seguito di Daniele Nardi e Tom Ballard al campo base, l’avventura professionale e la grande umanità con cui l’alpinista sezzese l’ha condotta e sostenuta in quel mondo estremo, fatto di ghiacci e roccia, impossibile per una persona “normale”, lui l’ha portata per mano, dandole aiuto e sicurezza. Poi lei è tornata indietro, consegnando gli alpinisti alla loro avventura ed è rimasta in contatto telefonico quasi quotidiano fino all’ultimo, insieme alla moglie Daniela. L’attenzione per il benessere altrui, la generosità, la serietà contraddistinguevano Daniele. La scrittrice non avrebbe mai immaginato l’epilogo di quest’avventura estrema in quanto Daniele aveva organizzato il suo lavoro in modo perfetto. Lo Sperone Mummery era un sogno da scalare con lo stile alpino che contempla l’ascesa contando sulle proprie forze, senza aiuti esterni, non un ossessione, erano pronti a tornare indietro, a rinunciare, ma anche a conquistare la vetta, con sacrificio e forza. Oggi Daniele e Tom sono uniti, inglobati nel ghiaccio del Nanga Parbat, ormai parte della Natura. L’evento, condotto e coordinato da un emozionato e commosso Simone Di Giulio, amico del “ragazzo Daniele” è stato appassionante per le testimonianze, i ricordi, l’affetto sincero di tutti. Molte le presenze istituzionali, tra gli altri il sindaco di Norma, Gianfranco Tessitori, il consigliere comunale di Sermoneta, Emanuele Agostini, il presidente della Compagnia dei Lepini, Quirino Briganti, che hanno preso la parola per testimoniare la stima verso quest’eccellenza del nostro territorio che ha affrontato le grandi vette del mondo con professionalità, coraggio, determinazione crescente. Uno stile di vita oltre che un modello per tante persone che ogni giorno con il loro lavoro rischiano la vita e a volte la donano per gli altri, per il bene comune, per spingere sempre oltre i limiti la nostra esistenza. Daniele conosceva la montagna, i rischi, i pericoli, per questo si preparava metodicamente, atleticamente, psicologicamente, preparava i materiali necessari per affrontare le cime più alte del mondo. Quirino Briganti ha sottolineato come Daniele ha saputo amare le nostre montagne, il nostro territorio, e quanto amava la pace, il popolo umano. Importante il suo impegno umanitario come Ambasciatore per i diritti umani nel mondo, per aiutare i più poveri nelle regioni himalaiane. Molte le persone del mondo dello sport e della cultura. Il padre Agostino ha condiviso il suo dolore composto con tutti. Una signora ha voluto ricordare Daniele “susarolo”, quando bambino giocava con i suoi coetanei a casa della nonna Primula alla Longara, tra la Semprevisa, il Monte Forcina, il Monte Nero. “Romoletto” era orgoglioso di essere sezzese, di venire da un paese dell’Appennino, era fiero delle sue origini. I suoi genitori lo appassionarono alla montagna e lui cominciò appena ragazzino ad allenarsi, camminando, correndo, esplorando i Monti Lepini. Ha scalato l’Everest, il K2, Broad Peak, Nanga Parbat, la cima Middle dello Shisha Pangma. Ha aperto una nuova via sul Bhagirathi III, che gli è valsa il Premio Paolo Consiglio, il massimo riconoscimento alpinistico italiano. Un pomeriggio che rimarrà nel cuore di tutti.

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