Sala conferenze del Circolo Cittadino gremita per la presentazione del libro di Paolo Iannuccelli “Terme di Fogliano. Il sogno di Luigi Coletta” dedicato con passione a uno storico e attivo termoidraulico di Latina suo amico personale. Più di 200 persone hanno ascoltato i numerosi interventi di addetti ai lavori, esperti di termalismo, amici di Coletta. Furono in tanti a curarsi a Capo Portiere e ottenere ottimi risultati nei primi anni Cinquanta, dopo le accurate visite della dottoressa Rossi e del dottor Visioli, medici molto apprezzati in città. Nel volume sono raccolte le testimonianze di pazienti che si sono recati nello stabilimento termale di Capo Portiere per fanghi, inalazioni, bagni. Nei pressi dell’idrovora di Capo Portiere, durante la perforazione per i sondaggi promossi dal presidente dell’Eni Enrico Mattei alla ricerca di gas o petrolio nella zona pontina – eseguiti dalla società Terni – si diffuse la notizia che un getto d’acqua solforosa bollente ad alta pressione fuoriusciva da un foro di diametro di 20 centimetri di un pozzo trivellato a 100 metri dalla spiaggia per una profondità di 1.100 metri. Lo zampillo, alto 20 metri, alimentato giorno e notte, fu oggetto di curiosità e di attenzioni. Dopo un’attenta analisi dell’acqua, eseguita dal professor Mario Talenti dell’istituto di Igiene dell’Università di Roma, si disse che le caratteristiche salsobromoiodiche erano utili per la cura delle malattie della pelle, eczema, psoriasi, reumatologiche. Nel 1953 si costituì una società termale – la Siam – che, con la direzione del commendator Salvatore Cimaglia, iniziò la costruzione delle funzionali cabine termali, complete di tavole per fangatura e vasche tuttora esistenti. Le terme di Fogliano funzionarono molto bene e furono aperte al pubblico pagante per due anni con eccellenti risultati. In tanti, dopo aver girato mezza Italia per guarire da gravi malattie della pelle su tutto il corpo, guarirono totalmente grazie ai bagni in quest’acqua. La morte improvvisa di Salvatore Cimaglia bloccò l’interessante iniziativa che finì anche in seguito alla revoca della concessione mineraria alla Società Italiana Acque Minerali, per motivi di pubblica utilità, da parte del Comune di Latina. E’ svanito un progetto che avrebbe potuto modificare l’assetto economico di Latina.
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