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Mondoreale > Blog > Attualità > Sezze, quel che resta dell’ospedale in attesa degli ultimi tagli
Attualità

Sezze, quel che resta dell’ospedale in attesa degli ultimi tagli

Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2018 11:26
Simone Di Giulio Pubblicato 3 Settembre 2018
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Da punto di riferimento della sanità di un intero territorio, in alcuni momenti punta di diamante dell’intera provincia, potenziabile finché si poteva, con miliardi delle vecchie lire e milioni di euro investiti per aumentarne capacità e prestazioni, passando per i primi ridimensionamenti, la soppressione di alcuni servizi, l’addio del reparto di ostetricia, la chiusura di altri reparti, fino alla chiusura, tra mille polemiche, e gli ulteriori depotenziamenti, con l’illusione della Casa della Salute a rendere tutto più inconcepibile, con due sale operatorie per il Day Surgery costate centinaia di milioni delle vecchie lire e praticamente mai utilizzate, con il crollo di un’ala e nessuno che intervenga, fino ad arrivare al futuro ormai prossimo, quel 31 dicembre che vedrà smantellato anche l’ultimo presidio rimasto, il Punto di Primo Intervento, che ogni anno conta oltre circa 9.000 accessi, coprendo un bacino d’utenza di quasi 60.000 cittadini dei Monti Lepini ed impedendo, soprattutto, la congestione del Santa Maria Goretti, almeno per i casi non gravi, quelli in cui un paziente entra nel nosocomio pontino, magari in codice giallo, ed è costretto ad aspettare 8 ore (quando dice bene) su una barella in attesa di essere visitato. E’ lunga e complicata la storia del vecchio ospedale civile “San Carlo da Sezze”, che nel corso di una trentina di anni è passato da modello da imitare ad una sorta di scheletro dei servizi essenziali, una cattedrale nel deserto che fa comprendere come le scelte politiche sbagliate (dall’alto) abbiano ridotto la sanità nazionale a quello che è attualmente. E sulla falsa riga degli errori commessi, adesso se ne sta commettendo un altro, privando il territorio di un presidio fondamentale, come testimoniato non solo dai politici e dagli amministratori di Sezze, ma anche da quelli di alcuni dei Comuni limitrofi, consapevoli che il punto di non ritorno, con la chiusura o depotenziamento che dir si voglia, del Punto di Primo Intervento sarà raggiunto e non ci sarà modo di recuperare. Ecco perché la battaglia dovrà essere serrata e si dovranno mettere da parte i colori che, a guardar bene, hanno provocato tutto ciò, non intervenendo quando le condizioni lo permettevano ed accorgendosi di quanto stava per accadere con complice ritardo. La battaglia vera, però, dovranno farla i cittadini, facendo sentire la propria voce ed arrivando ad urlare, qualora sia necessario, per vedersi riconoscere un diritto sacrosanto e che nessuno può permettersi di mettere in discussione.

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