Si è tenuto nel pomeriggio di ieri, presso il centro sociale di Sezze, U. Calabresi, l’incontro pubblico, organizzato dal comitato “SOS PUNTO DI PRIMO INTERVENTO SEZZE” per discutere con le autorità, locali e regionali, la delicata questione del ridimensionamento del PPI. L’evento ha goduto di una discreta partecipazione di cittadini, il che non desta stupore, considerato il massiccio coinvolgimento emotivo della popolazione setina, che rischia, dopo aver rinunciato all’impianto ospedaliero e al pronto soccorso, di dire addio anche al punto di primo intervento. Il decreto ministeriale n.70/2015 è stato infatti già recepito dalla regione Lazio, e, salvo colpi di scena, porterà con ogni probabilità allo smantellamento del PPI di Sezze, lasciando il posto a un presidio munito di ambulanza medicalizzata. Nessuno sembra essere a favore del depauperamento, tanta l’indignazione, tante le polemiche, ma poche e vaghe le soluzioni proposte. A ripercorrere le tappe che hanno portato al progressivo ridimensionamento dell’offerta sanitaria setina, è stato Raffaele Imbrogno, portavoce del comitato e moderatore dell’evento, che ha poi presentato gli ospiti istituzionali presenti all’iniziativa. Il primo ad intervenire è Giovanni Maria Righetti, presidente dell’associazione medici di Latina, che ha contribuito, attraverso una cornice tecnica, a delineare il quadro della situazione, facendo notare che, un modello come quello proposto dal decreto ministeriale non appare attuabile in una realtà morfologicamente e territorialmente complessa come quella dei Lepini, che abbraccia un bacino di quasi 60 mila abitanti. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere regionale, Salvatore La Penna, il quale ha voluto porre l’accento proprio sulla specificità di cui gode la provincia di Latina, con distanze chilometriche cui non corrispondono tempi di percorrenza proporzionati, in aggiunta all’ingente afflusso turistico di cui beneficiano nella bella stagione comuni come Sabaudia, Gaeta e Fondi. Cosa fare allora? É forse il consigliere regionale l’unico a proporre opzioni realistiche, che probabilmente non gli fanno guadagnare la hola del pubblico sugli spalti, ma che sicuramente si rivelano più radicate con la realtà dei fatti “Ci sono due vie – spiega La Penna – una consiste nel chiedere al ministero della salute di intervenire in via emendativa sul decreto ministeriale, per considerare questa situazione di eccezionalità e, di conseguenza, evitare o procrastinare la chiusura dei PPI. Un’altra via è adottare, in sede di consiglio regionale, una mozione per chiedere uno slittamento dei termini, per poter pensare a una riconversione e rimodulazione seria”. La Penna ha infatti chiarito che, l’imminente uscita della Regione Lazio dal commissariamento straordinario, non può che apportare benefici alla popolazione, uno su tutti il potenziamento del Goretti, che, qualora dovessero chiudere i 7 punti di primo intervento presenti nella provincia di Latina, si troverebbe a far fronte a una maggiore domanda di assistenza sanitaria, il polo ospedaliero beneficerà infatti di ingenti finanziamenti che andranno ad incrementarne personale, capacità ed efficienza. A guadagnare invece il consenso del pubblico è Domenico Guidi, sindaco di Bassiano, che, dopo aver denunciato l’ammontare delle spese della ASL di Latina, nel complesso stabili da un decennio, ma in continuo calo per quanto concerne il personale, si è lasciato andare ad una fervente invettiva contro i responsabili della graduale involuzione dell’offerta socio-sanitaria, per sollecitare infine, come un moderno partigiano, la “massa popolare” a ribellarsi. È stata poi la volta del consigliere comunale Giovan Battista Moraldo, che ha dato voce ad una nota del consigliere regionale Giuseppe Simeoni, nella quale si è parlato dell’impegno che, in veste di presidente della commissione salute della Regione, Simeoni sta portando avanti per impedire, o quanto meno procrastinare, l’attuazione del decreto. Spazio anche per l’esponente del comitato SOS PUNTO DI PRIMO INTERVENTO SEZZE, Maurizio Mele, che ha reso noti gli obiettivi e le prerogative del movimento, che intende lottare con ogni mezzo in favore della causa, attraverso una raccolta firme o, se necessario, ricorrendo agli organi del TAR. Degna di nota in seguito, la promessa del sindaco di Sezze, Sergio Di Raimo, che, dopo aver ribadito quanto abbia a cuore le sorti del punto di primo intervento, ha assicurato “Sono disposto a qualsiasi cosa, anche ad infrangere la legge e beccarmi qualche sanzione penale, pur di impedire la chiusura del PPI “. Gli fa eco il presidente del consiglio di Sezze, Enzo Eramo che, non poco polemico, sull’onda dell’emotività, ricorda la promessa fatta dal presidente della Regione, Zingaretti, di mantenere e potenziare il PPI di Sezze “Ne vade la sua credibilità, vedremo da che parte sta”. Decisamente più pacato ma altrettanto preciso, infine, l’intervento dell’assessore alla sanità Vincenzo Lucarini, che fa notare come, troppo spesso, modelli studiati a tavolino siano di gran lunga distanti e difficili da applicare nella realtà, l’assessore ha invitato infine la cittadinanza tutta a fare fronte comune. Forse per la prima volta, si va oltre i colori politici, oltre le idee, e oltre la propaganda; tutti concordi, nessuno vuole la chiusura del PPI, le carte però, ad oggi, raccontano una storia diversa, una storia che, nonostante i buoni propositi, tra pochi mesi potrebbe diventare realtà.
Francesca Leonoro
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