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Mondoreale > Blog > Sport > Sezze, l’alpinista Daniele Nardi insieme al suo team hanno raggiunto il Karakorum
Sport

Sezze, l’alpinista Daniele Nardi insieme al suo team hanno raggiunto il Karakorum

Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2017 1:26
Settimio Brandolini Pubblicato 28 Agosto 2017
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I primi tre obiettivi della spedizione Trans Limes sono raggiunti. Partito dall’Italia il 25 luglio con destinazione Islamabad, Daniele Nardi e il suo team, composto da Tom Ballard, Michele Focchi, Marcello Sanguineti, Gianluca Cavalli, Cuan Coetzee, Kate Ballard e Pierluigi Martini, hanno raggiunto il Karakorum. L’area della spedizione è quella del Saltoro Range, al confine tra India e Pakistan, e l’obiettivo principale è la scalata della parete nord-est del Linksar (7041 m.), montagna ancora inviolata. Il primo dei tre obiettivi è stato raggiunto da Cuan Coetze e Kate Ballard, sorella di Tom, con la scalata dell’anticima di una cima inviolata senza nome di circa 5500m. Gli altri due, invece, appartengono al trio Gian Luca Cavalli, Michele Focchi e Marcello Sanguineti. Anche loro hanno realizzato due salite e raggiunto le cime di due vette inviolate, rispettivamente di 5000m e 6000m circa. I tre, dunque, insieme al resto del Team, sono stati i primi ad operare in questa valle glaciale sospesa, che si è rivelata essere un vero e proprio Eldorado di roccia e ghiaccio, alle spalle della valle di Charakusa. A differenza di quest’ultima, nota e frequentata dagli alpinisti ormai da vari anni, il massiccio dove i protagonisti della spedizione Trans Limes hanno concentrato i loro sforzi era ancora vergine. Quelle affrontate dal trio sono soltanto due della miriade di vette e pareti che popolano un piccolo paradiso alpinistico. Big wall di granito si alternano a creste di ghiaccio e imponenti seraccate, mentre affilati spigoli rocciosi offrono sfide alpinistiche entusiasmanti. Per Sanguineti, Focchi e Cavalli tutto comincia il 15 agosto dal deposito di materiale a 4800 metri, allestito la settimana precedente dopo aver superato un dislivello di 1200 metri con 22 kg a testa sulle spalle, e ulteriori 80 kg trasportati dai portatori d’alta quota. Il pomeriggio successivo inizia l’ascesa a 5000 metri circa, dopo aver individuato il punto in cui attaccare la prima via. Il 17 agosto la salita continua. I tre partono dal campo alle 10 di sera e iniziano a scalare la sezione di roccia alla luce delle frontali: numerosi tiri fino al VII grado su un pilastro roccioso che dà accesso al ghiacciaio superiore e alle creste terminali. “Abbiamo scalato con un bel peso sulle spalle – ha affermato Sanguineti – visto che gli zaini contenevano acqua, viveri, vestiti extra, fittoni da neve, ramponi, scarponi d’alta quota eviti da ghiaccio. Arrivati sul ghiacciaio superiore, un’imponente seraccata ci ha costretti a tiri atletici su creste glaciali affilate, a cui hanno fatto seguito pendii in cui occorre battere traccia in modo estenuante e aggirare linee di crepacci. Con le ultime luci – continua – arriviamo alla base della sezione finale, su ghiaccio quasi verticale e, purtroppo, inconsistente”. Qui proteggersi è molto complesso e le difficoltà richiedono varie ore di scalata, di nuovo alla luce delle frontali. “Verso l’una di notte – continua Sanguineti – dopo circa 27 ore ininterrotte di scalata, sbuchiamo sulla cresta terminale, a circa 5900 metri. È fatta, siamo in vetta! In realtà, è fatta per modo di dire: ci aspettano una notte a quasi 6000 metri di quota, da sopportare senza materiale da bivacco e una lunga e complessa discesa. Con le piccozze scaviamo tre piazzole nel ghiaccio, una sotto l’altra, e ci rassegniamo a trascorrere sei o sette ore battendo i denti”. L’indomani mattina presto dopo aver preparato le loro cose i tre hanno iniziato la discesa. Lo hanno fatto cavalcando un’ulteriore cresta questa volta di neve inconsistente (“cavalchiamo” letteralmente, significa superarla senza farla crollare andando a cavallo,con varie centinaia di metri di vuoto a destra e a sinistra, ndr), per portarsi su una parete rocciosa dalla quale hanno iniziato la discesa in doppia. Saranno necessarie venti doppie su terreno complesso (accompagnate da 50 metri di risalita con prusik per liberare una corda incastrata sopra uno strapiombo) e 16 ore per effettuare la discesa e ritornare al campo alto. Ne nasce da qui una stupenda via nuova su una vetta vergine. La mattina dopo è il giorno stabilito per la nuova scalata. L’obiettivo è una stupenda guglia di granito che si staglia sulla sinistra orografica e supera i 5000 metri. Sanguineti, Focchi e Cavalli, con una scalata su roccia pura raggiungono di fatto il terzo obiettivo. Ora l’attesa è tutta per l’ultimo traguardo, il più importante: la vetta dalla parete nord-est del Linksar. Daniele Nardi e Tom Ballard, infatti, dopo aver piazzato il Campo 1 a 5100m, il Campo 2 a 5500m e il 3 a circa 6000m sono in procinto di tentare l’ascesa finale alla parete.

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