“Una comunità che perde il rapporto con il proprio territorio è destinata a estinguersi”. Esordisce così Rita Palombi, candidata sindaco alle prossime elezioni comunali a Sezze, con il movimento SezzeBeneComune, che in una nota spiega: “Assistiamo ogni giorno alla violenza che viene perpetrata sulla nostra campagna. Abbandono di rifiuti di ogni genere, con conseguenze gravissime per la salute pubblica, sono all’ordine del giorno. Amianto polverizzato e sparso vicino a terreni coltivati, fuochi di ogni genere con fumate nere continue a testimoniare la diffusione di diossina allo stato puro a causa di roghi di plastica. Il primo incontro organizzato dal movimento SBC si concentrò sull’analisi della questione ambientale e sul dramma che ci circonda. Ieri e’ l’ultima notizia sullo sversamento di inquinanti nel confluente dell’Ufente. Gravissima la situazione che viviamo. Un territorio in preda ad ecoreati senza il minimo controllo. Una terra provata e umiliata ormai da anni. Proprio quella terra che ci regala la vita, rischia di trasformarsi nell’inferno a cui ci hanno condannato. SBC chiede a gran voce di accertare le responsabilità, inoltre punta ad una politica di risanamento volta al ripristino della salute delle acque e dei terreni coltivati”. Era il 2005 quando è iniziata la costruzione di uno dei più grandi scempi architettonici e ambientali degli ultimi decenni: una colata di cemento armato ha sostituito quello che era il più grande teatro naturale d’Italia, il nostro “Tetro sacro italiano”, meglio conosciuto come “l’Anfiteatro”. I gradoni quasi incastonati nella pietra, una visuale sulla collina delle tre croci, una scena dove si sono svolte partite di calcio e nella quale ci sono stati grandiosi concerti, rimasti impressi nella memoria dei setini: tutto è stato cancellato. La nuda bellezza e il senso di appartenenza che quel luogo imprimeva nelle coscienze si sono trasformati in un ecomostro costato oltre 2 milioni di euro di denaro pubblico, lasciato incompiuto e nel più totale abbandono. Le domande che ci poniamo di fronte questa questione molto poco trasparente sono molte, e tutte ancora senza risposta: perché l’amministrazione comunale dell’epoca, di fronte alla volontà dell’Agenzia provinciale del turismo di ristrutturare il sito con un costo complessivo di 300 mila euro, decide invece di richiedere all’Europa fondi per oltre 1 milione e 200 mila euro (diventati poi più di 2 milioni) per realizzare un’opera dal così forte impatto ambientale e paesaggistico, riducendo la capienza di spettatori da 12 mila posti a 2 mila posti? Perché abbattere un’opera simbolo del paese per costruire un’anonima tribuna in cemento armato? Perché i lavori si sono fermati e il progetto non è stato portato a termine? Come è stato possibile che il Comune e la Regione approvassero un progetto che presentava forti mancanze dal punto di vista della funzionalità e fruibilità? Dove sono finiti i soldi pubblici investiti in questa opera? Tutti questi aspetti devono essere chiariti al più presto: occorre accertare quelle che sono le responsabilità in merito a questo stupro paesaggistico. Noi siamo dell’idea che fare luce questo aspetto sarà una delle priorità del nostro programma di governo, in quanto il tempo dei silenzi e dell’omertà istituzionale e politica devono finire. Non ci dovrà essere nessun tentativo di provare a completare questa opera: gli ecomostri, per definizione, vanno abbattuti, e in questo caso va restituito ai cittadini un luogo per spettacoli all’aperto, il più fedele possibile a quella che fu la concezione del progetto originario”.
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