Abbandonati a se stessi e alle volontà di una compagnia telefonica, che ha ripreso a lavorare nonostante una diffida e un paio di contatti informali che avrebbero potuto risolvere la situazione. Si sentono così le circa 40 famiglie che costituiscono il Consorzio di Monte Pilorci, ancora impegnati nella battaglia per evitare che su un’area densamente popolata (all’interno di un’abitazione privata), venga installata una stazione radio di 35 metri di altezza, che andrebbe a far compagnia ad altre antenne già presenti. Nel mese di febbraio di quest’anno il Comune (tramite una determina di un funzionario) aveva autorizzato, per quanto di sua competenza, tre compagnie telefoniche per la realizzazione di una stazione radio base per telecomunicazioni a Monte Pilorci, zona periferica recentemente cresciuta come numero di residenti. La nota, firmata da un funzionario dell’Ufficio Tecnico, era indirizzata a Vodafone, Wind e Telecom, che nel mese di settembre dell’anno precedente avevano presentato una domanda scritta per la realizzazione di una stazione radio per telecomunicazioni da erigersi in quella località. Le opere, secondo la nota dell’ufficio comunale, sarebbero di pubblica utilità e non in contrasto con il decreto di legge inerente il vincolo idrogeologico. Proprio superato il punto di vista idrogeologico non ci sarebbero stati problemi ad accettare la richiesta, con alcune prescrizioni. Nonostante una lettera spedita l’8 febbraio e firmata dal presidente del consorzio, Robertino Nardecchia, i lavori erano iniziati e subito fermati dagli stessi rappresentanti del gruppo che avevano presentato una formale diffida a proseguire. Ma nonostante la diffida e nonostante contatti informali tra i legali del Consorzio e quelli della società telefonica per arrivare ad una soluzione applicabile, lunedì nell’area interessata sono ripresi i lavori, tra l’incredulità dei responsabili del Consorzio, che hanno chiesto che il Comune intervenga con tempestività (come nel caso di un serbatoio realizzato sempre a Monte Pilorci anni fa e costato anche una condanna per abusivismo edilizio), anche alla luce dei ritardi nella realizzazione del Piano Antenne che gira a vuoto in commissione da diversi mesi e che comunque non avrà valore retroattivo.
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