Dovranno essere demolite e ripristinate allo stato originario le opera realizzate nell’area della cooperativa “Riccardo Fabbri”, in via Bruno Buozzi a Bassiano. E’ quanto ha stabilito l’ufficio comunale Assetto del Territorio e Urbanistica, che ha emesso un’ordinanza firmata da Fabio Ciolli (geometra responsabile del procedimento) e da Giuseppe Bondi (architetto responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Bassiano). La decisione dell’ente rende esecutiva una storia iniziata oltre 20 anni fa su una serie di fabbricati realizzati nel 1984 e conclusasi, salvo sorprese, con una sentenza nel 2013 nella quale si consideravano non regolari le modifiche effettuate dai residenti, che di fatto avevano reso chiuse delle aree che da progetto iniziale risultavano dover restare aperte. Dopo i controlli e i sopralluoghi da parte dell’ufficio tecnico di Bassiano, quindi, conseguenti alla lettura della concessione edilizia del 1984, e di altre relazioni, è arrivata l’ordinanza che costringerà 15 famiglie e lo stesso presidente della cooperativa edilizia a demolire quanto realizzato e a ripristinare lo stato delle opere prima degli interventi entro 120 giorni, naturalmente a proprie spese. Un atto dovuto, quello del Comune, che segue una sentenza ma che sicuramente susciterà polemiche e ulteriori ricorsi. Nella nota firmata dai responsabili comunali si legge: “Come si evince dalla relazione tecnica dell’ufficio, la realizzazione delle opere abusive ha determinato nel complesso una trasformazione urbanistico-edilizia dell’intero immobile e del territorio, con durevole modifica dello stato dei luoghi”. Determinanti, ai fini pratici della decisione di farle demolire, le variazioni essenziali rispetto alla concessione edilizia, con un aumento delle volumetrie al piano terra realizzate in difformità alla stessa concessione, che prevedeva una destinazione d’uso in parte residenziale, in parte magazzino-garage. Sull’area, inoltre, insisterebbero vincoli, tra i quali il paesaggio degli insediamenti urbani e gli insediamenti urbani storici e territori contermini compresi in una fascia della profondità di 150 metri. Nessun accenno ad uno dei titolari, che risulterebbe tra quelli che hanno già sanato per l’abuso edilizio.
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