“Una storiaccia, quella del “nuovo depuratore” di Sezze, iniziata nel lontano 1998, con un progetto che, dopo un tentativo di variante della precedente Giunta, che non venne accolto, venne confermato dal Commissario Prefettizio e trasmesso alla Regione Lazio per la richiesta del relativo finanziamento”. E’ quanto sostengono i responsabili del Movimento Libero Iniziativa Sociale, che tornano sull’argomento depuratore: “Il 18 novembre 2008 – si legge in una nota del movimento – si tenne una riunione della commissione Assetto del Territorio convocata presso la Regione Lazio, alla presenza di un nutrito gruppo di “sezzesi”. All’incontro con i rappresentanti della Regione, il dottor De Filippis e l’architetto Bargagna c’erano tutti, consiglieri di maggioranza ed opposizione, due assessori e il tecnico comunale, accompagnati dall’Onorevole Di Resta. La discussione verteva sulle difficoltà previste dalle norme vigenti in materia e non sarebbe potuto essere altrimenti, considerato che si stava trattando un progetto fortemente impattante. Il problema quindi c’era ed era ben noto, in considerazione del fatto che le Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Lazio recitano che nelle aree a pericolo di frana molto elevato non è consentita la realizzazione di collettori fognari, condotte d’acquedotto, gasdotti o oleodotti. E’ sotto gli occhi di tutti, invece, che il collettore fognario che si sta costruendo a Sezze viene realizzato con scavi a cielo aperto in una zona di frana a rischio molto elevato, area a pericolo A, così come definita dal PAI. Si deve prendere atto, perciò, che le cose sono due: per confondere la Regione ad autorizzare un’opera contraria ad una sua propria normativa, quindi, o si sono mischiate le carte, oppure la Regione ha scientemente ignorato la legge grazie a qualche manovra che ha permesso di aggirarla. Se esiste un’altra spiegazione diversa da queste due ipotesi, non si capisce come mai Zingaretti non abbia ancora ritenuto di rispondere al’interrogazione a risposta scritta, presentata dal consigliere Fabrizio Santori il 16 giugno 2015. E certi “ambientalisti” – conclude la nota – che hanno alzato timidi scudi quando l’ennesimo stupro del territorio era già in atto e che alla fine per non fare troppo rumore hanno taciuto, stanno forse accarezzando un’altra idea di “compensazione”, come quella richiesta per lo scempio della Strada Regionale 156?”.
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