“Non c’è alcuna vera volontà e serietà politica di mettere fine alla schifezza politico-amministrativa chiamata Acqualatina”. E’ questa l’amara considerazione di Domenico Guidi, sindaco di Bassiano, che analizza l’attuale quadro regionale e nazionale sul versante della ri-pubblicizzazione dell’acqua pubblica. “In molti – spiega Guidi – gridano all’acqua pubblica, ma dietro una frase semplice e banale per la storia dei movimenti per la ri-pubblicizzazione del servizio idrico ci sono sicuramente principi fondamentali quali gestione con enti di diritto pubblico (comuni consorziati e/o in aziende speciali consortili), controllo diretto e democratico della scelte con la partecipazione dei consigli comunali degli enti, della cittadinanza attiva e dei lavoratori del settore. Tutti elementi che hanno caratterizzato sia la campagna referendaria del 2011 che tutte le azioni che si sono cercate di mettere in campo sia con una proposta di legge regionale, che con una legge nazionale d’iniziativa popolare che proprio in questi giorni è in discussione in commissione ambiente alla Camera e che il Pd prima ha appoggiato ma poi ha boicotto, con emendamenti che ne snaturano i principi”. Secondo il sindaco di Bassiano la legge regionale è stata strumentalmente approvata dal consiglio regionale solo per evitare un referendum che sarebbe scattato se non discussa. Tant’è che ad oggi non sono stati definiti i nuovi Ambiti di Bacino Idrografico in cui dividere il territorio regionale, né tanto meno è stata approvata la nuova convenzione di cooperazione tipo, dove si deve prevedere le forme di partecipazione per il Governo partecipativo del servizio idrico integrato: “Che Acqualatina sia stata e sia una lottizzazione politica che genera consenso politico elettorale sia attraverso le assunzioni che la gestione degli appalti, lo capiscono anche i bambini. Sempre i bambini capisco che il cambio del socio privato è temuto da chi da sempre ha “protetto” la società solo perché si teme che con il nuovo socio possa cambiare la lottizzazione politica di riferimento. Dietro tutto ciò c’è anche la falsa questione delle recenti nomine del Consiglio di Amministrazione, dove ad una spartizione politica se ne voleva sostituire una di diverso colore politico. E comunque conoscendo lo statuto societario e facile immaginare che anche se si fosse fatta una vera e trasparente selezione pubblica per i membri pubblici del cda, questi avrebbero potuto fare ben poco considerando lo strapotere riservato al socio privato”.
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