“In questi 3 anni e mezzo credo di aver svolto il mio ruolo sempre nella totale imparzialità. La confusione che i consiglieri fanno è sul concetto di imparzialità riguardo il primo consigliere comunale, cioè il sottoscritto. Secondo loro io in consiglio dovrei starmene in silenzio e limitarmi a fare il “vigile” e assegnare i tempi. L’imparzialità del presidente del consiglio, invece, significa far rispettare le regole durante le adunanze da una parte e dall’altra, maggioranza e opposizione che siano. Se poi qualche consigliere ritiene che non stia svolgendo il mio compito nel modo corretto lo invito a denunciarmi agli organi competenti. Se la normativa non voleva che il presidente del consiglio non si potesse esprimere durante le sedute gli avrebbe tolto il diritto di voto”. E’ questa la difesa di Sergio Di Raimo, presidente del consiglio comunale di Sezze, che ha risposto ai consiglieri di minoranza che hanno abbandonato l’aula in aperto dissenso rispetto ai suoi atteggiamenti. A parziale difesa dell’operato del consigliere più votato alle scorse elezioni sono intervenuti il capogruppo del Pd, Giovanbattista Giorgi, e il consigliere Giovanni Bernasconi, mentre il sindaco ha sottolineato in maniera provocatoria come ogni tanto al presidente sia scappato di tutelare più le minoranze che la maggioranza in consiglio comunale. Nella confusione creatasi con l’abbandono di Brandolini e Di Palma, inoltre, lo stesso Di Raimo ha deciso di non discutere la mozione sulla Casa dei Giovani in virtù dell’assenza dei firmatari, cosa non vera perché Reginaldi, seppur condividendo le scelte dei suoi colleghi, non aveva abbandonato l’aula, ed ha sciolto la seduta. Momento difficile, insomma, per l’esponente del Partito Democratico. Finora il rapporto con le minoranze era stato civile, ma adesso la situazione è infuocata. E sono tanti a credere che dietro questa diatriba ci siano le voci che vogliono lo stesso Di Raimo candidato sindaco del Partito Democratico alle prossime elezioni. Una sorta di prova del fuoco.


