La Tele-Polis del terzo millennio è frutto di controllo e sincronizzazione di desideri e abitudini. I suoi format più popolari ci insegnano che diventare chef milionari è il top del momento, che è redditizio vendere cocaina, che immagine e consumi sono in ogni nodo dei comportamenti e del linguaggio, che i delitti sono come telenovelas sudamericane, che se si finge amore si diventa famosi, che gossip e sciocchezze valgono le prime pagine, che si esiste solo se ci si “mitraglia” di selfie, che la dissidenza e la diversità sono reperti giurassici o rischi che non possiamo correre. Cosa lega, allora, i talent-show dove l’arte si mescola al tele-voto, le telecronache di calcio dense di morbosi dettagli tecnici, i reality dei finti amori e del dolore spettacolarizzato, gli spot pubblicitari dove le cose più naturali servono a piazzare prodotti, i format dei fornelli, dei malati in presa diretta e dei ciccioni che faticano a fare la dieta? E’ un regime indistinto di Verità e Fiction in un unico abbraccio chimico per farci solo marciare e marcire, in un inquietante Panopliticon, dove si è tutti preda dello stesso Congegno statico ed elettrizzante. Spettacolo come Spectracolo e Spettracolo: Anonima Sequestri dei fatti e Regno degli uomini-ombra. L’Osceno che domina incontrastato nei nostri cuori, nei nostri comportamenti.
Dice l’autore: “Come se ci trovassimo di fronte a dei veri e propri virus mutanti, dobbiamo aprire una fase di refertazione continua di tutti gli agenti patogeni, per così dire, che scendono nelle nostre percezioni e nei nostri valori di riferimento. E farne materia di una verità intesa sempre più come contrattacco, contropotere, rinnovata capacità di produzione e reinvenzione dei nostri mondi, della nostra libertà. Il libro è giocato tutto su questa metafora “sanitaria” che deve spingerci alla guarigione nel segno della più piena consapevolezza del “noi”.
“Clinica della Tv” è un vero e proprio manuale filosofico di auto-difesa da condizionamenti e patologie virali indotti dagli schermi e dalla Rete, sempre più veicoli di “infezione” profonda di un Tele-Capitalismo che non ci vuole servi, stanchi e disinteressati, ma atleti del futuro, idioti aggiornati, clienti compulsivi, concorrenti ambiziosi di casting e show, satelliti impazziti e contenti di un Mondo 3.0 dove l’ottica e il riciclaggio delle forze assorbono tutta la nostra vita. Contro questo Manicomio del Neutro e della moneta, di cui nemmeno si intravedono gli aguzzini, il grido di rivolta è diventato: segare le sbarre e scappare, o guarire…
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