Invorio (un paesino in provincia di Novara) è stato il primo comune italiano ad adottare il baratto amministrativo, ovvero un metodo alternativo per pagare le tasse attraverso la prestazione del proprio lavoro. Roberto Reginaldi, consigliere comunale di opposizione, propone l’adozione della misura prevista dal decreto Sblocca Italia anche a Sezze. Ovviamente ci sono dei requisiti fiscali che danno accesso alla possibilità di mettersi a disposizione del proprio Comune con lavori socialmente utili. La misura del “baratto amministrativo”, introdotta appunto dallo Sblocca Italia è ancora in fase di studio studio da parte di vari Comuni italiani, ma non Invorio dove è già realtà. Il sindaco Dario Piola è stato il primo ad introdurre l’opzione quantificando un’ora di lavoro all’equivalente di 7,5 euro. Altri comuni indirizzati in quel senso, sono Guspini, Sardara, Isili e Quartu Sant’Elena, in Sardegna. Roberto Reginaldi ha quindi pensato di proporre la cosa in Consiglio Comunale a Sezze: “Adottiamo anche noi il “baratto amministrativo”. Lo prevede una norma del decreto Sblocca Italia, ovvero, chi si trova nell’impossibilità (con requisiti riscontrabili) di pagare TASI, IMU e TARI, può onorare i suddetti tributi, dando in cambio ore di lavoro di pubblica utilità. La mia proposta che intendo portare ad approvare in Consiglio comunale con l’appoggio dei colleghi di opposizione ma soprattutto con la speranza che venga accolta anche dai colleghi di maggioranza è quella di adottare tale provvedimento anche a Sezze. Non si tratta di una proposta avanzata per caso, ma di una norma del decreto Sblocca Italia, quindi non ci dovrebbero essere motivi ostativi per attuarla anche a Sezze, governata da un’amministrazione dello stesso colore del governo che ha partorito il decreto Sblocca Italia”.
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